La Bce dà un giudizio positivo sulle proposte della Commissione Ue sulle crisi bancarie, in particolare riguardo al maggiore uso dei fondi di garanzia dei depositi, un punto sostenuto da tempo dall’Italia e invece criticato da Germania e Francia. Per la Bce però si dovrebbe fare ancora di più, in particolare consentendo un’esenzione sul bail-in in caso di rischi per la stabilità finanziaria. Più in generale Francoforte ha osservato che occorre procedere con l’Unione bancaria definendo una garanzia comune sui depositi, fornendo liquidità alle banche nelle risoluzioni e attivando il Mes come backstop nelle crisi.
Quest’ultimo punto può essere letto come un richiamo indiretto all’Italia, unico Paese a non aver ratificato la riforma del Mes che consente al Fondo di essere utilizzato come paracadute nelle crisi. Il Mes interverrebbe con un prestito al Fondo di Risoluzione europeo (Single Resolution Fund o Srf) nel caso quest’ultimo, alimentato con il denaro delle banche, non fosse sufficiente a coprire le perdite legate a un dissesto. «È necessario garantire in via prioritaria la piena operatività del Mes come backstop per il Srf», ha osservato la Bce nel parere ufficiale sulle regole Ue firmato dalla presidente Christine Lagarde. A fine aprile Lagarde aveva detto al termine di un Eurogruppo che la ratifica sarebbe stata «utile ad avere un backstop nelle crisi».
La Bce considera positivo l’impianto generale fornito dalla Commissione sulle crisi (nel pacchetto noto come Cmdi, Crisis Management Deposit Insurance). Bruxelles ha allargato le risoluzioni alle banche medio-piccole consentendo un maggior ruolo nell’uso dei fondi di tutela dei depositi (Dgs, Deposit Guarantee Schemes, tra cui l’italiano Fitd) attraverso l’abolizione della cosiddetta super-priority, come proposto anche dall’Italia. I Dgs potranno contribuire alle svalutazioni richieste dal bail-in fino all’8% del passivo di una banca: così si possono evitare perdite per i depositanti non garantiti (un’eventualità più probabile nelle banche medio-piccole). Inoltre in questo modo si possono attivare in modo più semplice le risorse del Srf, un punto non gradito da Germania e Francia ma che sbloccherebbe denaro non utilizzato finora nelle crisi.
Sulle crisi la Bce ha chiesto un passo in avanti all’Ue. Francoforte ha suggerito una «esenzione per la stabilità finanziaria» in linea con la raccomandazione in tal senso del Fmi. La clausola consentirebbe di accedere al Srf senza svalutare l’8% del passivo come richiesto dal bail-in, proprio per evitare che le perdite possano diffondere il panico tra i risparmiatori e innescare una crisi sistemica. L’esenzione sarebbe possibile solo a condizioni stringenti, per esempio con l’ok di Commissione, Bce e Single Resolution Board, in caso di crisi a livello europeo o nazionale. Nonostante la pressione di Francoforte, è comunque difficile che alcuni Paesi, in primis la Germania, rinuncino al principio del bail-in.
La Bce ha evidenziato anche la necessità di più flessibilità nella procedura sulle ricapitalizzazioni precauzionali, usata in passato per Mps. Inoltre Francoforte ha chiesto requisiti più stringenti sugli Ips (schemi di protezione istituzionale), al contrario di quanto vorrebbe la Germania. La banca centrale ha proposto di dividere il ruolo di Ips da quello di tutela dei depositi. Inoltre la Bce vorrebbe un sistema per dare liquidità nelle risoluzioni. La liquidità per esempio potrebbe essere fornita dalla banca centrale con collaterale e garanzie governative adeguate. La Bce ha chiesto una «rapida finalizzazione» delle proposte Ue sulle crisi bancarie ma le divisioni tra Paesi persistono e non sarà semplice trovare un accordo finale. (riproduzione riservata)