Le banche dell’Eurozona sono «solide», ma «le basse valutazioni indicano che gli investitori sono preoccupati per la tenuta della redditività». Lo ha sottolineato la Bce nell’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria presentato ieri dal vicepresidente Luis De Guindos. Secondo Francoforte le sfide per le banche sono soprattutto in tre ambiti. Innanzitutto stanno aumentando le preoccupazioni per la qualità degli attivi, visti i segnali di «incremento delle perdite in alcuni portafogli di prestiti più sensibili alle flessioni cicliche, in particolare gli immobili commerciali». In secondo luogo, i costi di finanziamento delle banche «sembrano destinati a rimanere elevati, anche se i tassi diminuiranno». Infine, i ricavi potrebbero frenare «a causa dell’indebolimento del reddito operativo dovuto a una crescita ancora modesta dei prestiti e a una riduzione dei proventi da prestiti a tasso variabile».
Nel complesso il settore bancario europeo è «ben equipaggiato» per far fronte a questi rischi, grazie alle «solide posizioni patrimoniali e di liquidità» secondo la Bce. Francoforte comunque ha raccomandato riserve di capitale macroprudenziali come quella recentemente varata dalla Banca d’Italia, in modo da prevenire eventuali scenari avversi. Inoltre resta alta l’attenzione anche sul comparto degli istituti non bancari, per i quali ci sono pericoli legati a liquidità e leva.
In generale l’effetto dei tassi alti, varati dalla Bce per contrastare l’inflazione, si farà sentire su banche, imprese, famiglie e anche governi. Riguardo agli Stati, il debito sovrano dovrebbe stabilizzarsi «a livelli superiori a quelli precedenti la pandemia», rendendo le finanze pubbliche «più vulnerabili agli shock negativi» secondo la Bce che ha evidenziato il rischio di deficit più alti in vista delle prossime elezioni nell’Ue e in alcuni Stati.
Nello stesso tempo, tuttavia, De Guindos ha ricordato che la situazione di alcuni Stati (come Portogallo, Grecia, Spagna e Italia) è rafforzata in questa fase da una crescita economica superiore a quella della media europea. L’effetto è visibile nel calo degli spread. Più di dieci Paesi potrebbero entrare presto nella procedura per deficit eccessivo della Commissione Ue. In tal senso De Guindos ha confermato che questa è solo una delle condizioni per usufruire, in caso di necessità, dello scudo anti-spread della Bce, il Tpi (Transmission Protection Instrument).
Riguardo alla stabilità finanziaria, le condizioni «sono migliorate grazie al calo dei rischi di recessione», ma i mercati restano esposti a «possibili sorprese avverse di natura macroeconomica, finanziaria e geopolitica», ha osservato la Bce. In questo scenario anche le valutazioni dei mercati potrebbero subire correzioni.
Tornando al settore bancario, ieri il direttore generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini ha evidenziato l’utilità delle regole di Basilea 3, anche alla luce di quanto avvenuto nel marzo 2023 ad alcune banche regionali Usa (tra cui Silicon Valley Bank) che non applicavano i requisiti internazionali. Le regole più stringenti forse non avrebbero scongiurato le crisi di allora ma secondo Signorini «avrebbero messo in guardia sulle condizioni delle banche molto prima del dissesto».
Signorini ha comunque precisato che il testo finale di Basilea 3 è stato il frutto di alcuni compromessi, non tutti «pienamente soddisfacenti». In particolare il direttore generale di Bankitalia si è detto a favore di una misurazione più accurata degli indici di liquidità (Lcr e soprattutto Nsfr), con possibile predefinizione di garanzie per il funding. Inoltre Signorini, intervenuto ieri proprio a Basilea, ha suggerito di rafforzare i requisiti individuali per le banche (quelli di secondo pilastro) riguardo al rischio di tasso e ha proposto di rivedere le regole sulla garanzia dei depositi (Bankitalia si è espressa in passato per un aumento dei conti correnti protetti che oggi in Europa sono quelli fino a 100 mila euro). (riproduzione riservata)