La Bce taglia i tassi di 25 punti base (dal 3,25% al 3%) per la quarta volta da giugno, in seguito a una nuova revisione al ribasso delle proiezioni di inflazione e crescita nell’Eurozona. Nel consiglio direttivo è stata anche discussa una sforbiciata dello 0,5%. La banca centrale ha inoltre eliminato l’orientamento restrittivo che era contenuto nell’impegno a «tassi sufficientemente restrittivi finché necessario» e riguardo al ritorno dell’inflazione al 2% «in modo tempestivo». Le modifiche riflettono la forte discesa dell’inflazione (dal 10,6% di ottobre 2022 al 2,3% di novembre) e i rischi crescenti per l’economia.
La Bce ha invece confermato i principi della «dipendenza dai dati» e delle decisioni «riunioni per riunione», senza dare indicazioni nella dichiarazione introduttiva sull’evoluzione futura dei tassi. La presidente Christine Lagarde ha comunque precisato che «la direzione di viaggio al momento è molto chiara», anche se le riduzioni dei tassi saranno definite in base al quadro economico.
Per comprendere fino a quale livello proseguiranno i tagli, la Bce dovrà discutere nei prossimi mesi il livello neutrale dei tassi, quello cioè che non comprime né stimola l’economia. Lagarde ha detto che «i tassi al momento sono senza dubbio restrittivi» e ha fatto riferimento a uno studio Bce di un anno fa che definiva il tasso neutrale «tra l’1,75 e il 2,5%». Resta così strada da percorrere per arrivare a quel livello.
Lagarde si è così allontanata in modo netto dalla stima di Isabel Schnabel, falco del comitato esecutivo Bce, secondo cui il tasso neutrale può arrivare fino al 3%. Altri membri del consiglio direttivo, tra cui il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta e quello francese François Villeroy de Galhau, pensano che sia più in basso e non escludono che la Bce debba anche finire sotto il livello neutrale. La maggior parte degli analisti ritiene che i tassi l’anno prossimo arriveranno all’1,5-1,75%.
I falchi Bce temono ancora l’inflazione nei servizi e un eventuale impatto delle misure di Donald Trump (anche se gli effetti sul carovita sarebbero incerti). «La missione non è ancora raggiunta ma la disinflazione è davvero ben avviata», ha detto Lagarde ricordando che i rischi sono ora «in due direzioni», quindi anche al ribasso rispetto al target del 2%. La presidente Bce ha aggiunto che l’obiettivo potrebbe essere raggiunto un po’ prima di quanto atteso dalla Bce. Le nuove stime indicano un’inflazione al 2,1% l’anno prossimo (invece che al precedente 2,2%).
I rischi sull’inflazione sono equilibrati secondo Francoforte, mentre quelli sul pil sono «al ribasso». La Bce ha abbassato le stime di crescita per quest’anno (da 0,8 a 0,7%) e per il prossimo (da 1,3 a 1,1%). Ma gli analisti continuano a considerare ottimistiche le previsioni che non considerano l’impatto negativo di probabili dazi. La Bce confida da mesi in una ripresa di consumi e investimenti che finora non si è verificata.
L’euro è rimasto stabile a 1,05 dollari. I tassi dei titoli di Stato italiani a due anni sono aumentati di 8 punti base. Per Citi «la Bce non ha spiegato perché non ha allentato la politica monetaria in misura maggiore, nonostante proiezioni sull’inflazione in linea con l’obiettivo, e non ha esplicitato che il ritorno alla neutralità è ora un’ipotesi di base». Unicredit ha tuttavia sottolineato che la Bce ha «aperto la strada» a ulteriori tagli dei tassi. (riproduzione riservata)