Stanno per partire i lavori per nominare il nuovo vicepresidente Bce. Il mandato di Luis De Guindos terminerà a maggio. I leader europei potrebbero iniziare la discussione nei prossimi giorni, anche se il tema non dovrebbe essere affrontato nell’Eurogruppo del 9 ottobre.
Secondo Bloomberg, un candidato alla posizione è Olli Rehn, attuale governatore finlandese ed ex ministro dell’Economia del Paese, con un lungo curriculum anche negli organi Ue. È stato in particolare commissario agli Affari economici e vicepresidente del Parlamento Ue.
Rehn non è considerato né un falco né una colomba: questo potrebbe essere un vantaggio nella corsa alla vicepresidenza. Nello stesso tempo alcuni Paesi spingono per una donna: in tal senso si fanno i nomi di Clara Raposo (vicegovernatrice portoghese), Christina Papaconstantinou (vicegovernatrice greca) e Nadia Calvino (presidente Bei).
La partita per la vicepresidenza si intreccia con quelle per la successione alla presidente Christine Lagarde (che concluderà il mandato a ottobre 2027) e al capoeconomista e membro del comitato esecutivo Philip Lane (maggio 2027).
Per la presidenza appare in buona posizione lo spagnolo Pablo Hernandez de Cos, ex governatore spagnolo e da luglio direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali. Nei giorni scorsi Lagarde ha detto che Klaas Knot, che ha appena terminato l’incarico come governatore olandese, ha le qualità per fare il presidente Bce, anche se «non è l’unico».
Riguardo alla presidenza, sarà comunque decisivo il ruolo della Germania che potrebbe candidare il presidente della Bundesbank Joachim Nagel, un profilo meno falco rispetto a quelli che in passato sono stati al vertice della banca centrale tedesca. Ma Berlino ha già la presidenza della Commissione Ue (con Ursula von der Leyen) e della Vigilanza Bce (con Claudia Buch).
La Germania potrebbe preferire la posizione di capoeconomista che ha un ruolo centrale nelle decisioni di politica monetaria. Ma questo incarico è desiderato anche dalla Francia, che non potrà ambire alla presidenza dopo Lagarde e Jean-Claude Trichet: per la posizione si fanno così i nomi di Laurene Boone (ex capoeconomista dell’Ocse), Helene Rey (docente alla London Business School), Agnès Bénassy-Quéré (vicegovernatrice francese) e Pierre-Olivier Gourinchas (capoeconomista del Fmi). Un altro nome indicato da Bloomberg per il ruolo di vicepresidente o capoeconomista è il croato Boris Vujcic. L’Italia è già presente nel comitato esecutivo Bce con Piero Cipollone, il cui mandato proseguirà fino a ottobre 2031.
Intanto i banchieri centrali europei sembrano orientati a una pausa nella riunione del 30 ottobre. Lagarde in audizione al Parlamento Ue ha detto che «l’andamento fiacco delle esportazioni, determinato dall’aumento dei dazi, dal rafforzamento dell’euro e dall’intensificarsi della concorrenza globale dovrebbe frenare la crescita per il resto dell’anno», mentre i rischi sull’inflazione si sono ridotti sia al rialzo che al ribasso.
Lagarde ha ribadito che l’attuale scenario è «un’opportunità unica» per rafforzare il ruolo internazionale dell’euro se l’Europa farà riforme tra cui il finanziamento congiunto di beni pubblici come la difesa.
Lane ha precisato che, in tema di inflazione, «un aumento della probabilità o dell’intensità dei fattori di rischio al ribasso rafforzerebbe l’ipotesi che un tasso leggermente più basso potrebbe proteggere meglio l’obiettivo di inflazione a medio termine». Al contrario, un aumento dei rischi al rialzo «indicherebbe che il mantenimento dell’attuale tasso sarebbe appropriato nel breve termine».
De Guindos ha detto a Madrid che «i rischi per l’inflazione sono equilibrati» e che «l’attuale livello dei tassi è appropriato sulla base delle recenti tendenze» riguardo al carovita. (riproduzione riservata)