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Christine Lagarde
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Bce, ora si vede la fine dei rialzi dei tassi. Tutto aperto per settembre (e oltre)

27 luglio 2023, 22:00 Ultimo aggiornamento: 28 luglio 2023, 11:50

La banca centrale alza i tassi di 25 punti base al 3,75%, il livello più alto dal 2000. Lagarde lascia ogni opzione aperta per settembre. Francoforte per la prima volta indica che potrebbe anche fermarsi. E toglie alle banche europee profitti sulle riserve obbligatorie per 6 miliardi di euro

La Bce alza i tassi di 25 punti base al 3,75%, un livello che era stato toccato solo nel 2000. Due novità sono emerse ieri dopo il consiglio direttivo della banca centrale. Francoforte ha adottato per la prima volta nell’ultimo anno un approccio davvero «dipendente dai dati», che lascia ogni opzione aperta per la riunione di settembre, senza essere orientato verso un nuovo rialzo. Francoforte potrà aumentare di nuovo i tassi oppure fermarsi. Anche i falchi hanno capito che è arrivato il momento di essere più cauti. Le borse europee hanno così chiuso in rialzo (Milano +2,1%).

La seconda novità riguarda la decisione di portare a zero il tasso pagato alle banche sulle riserve obbligatorie. Questo comporterà una riduzione dei profitti degli istituti dell’Eurozona (e delle perdite per l’Eurosistema) per 6 miliardi. Per i gruppi italiani il calo sarebbe di circa 600-700 milioni secondo stime di mercato.

Finora le banche incassavano il 3,5% su 165 miliardi di riserve obbligatorie. Secondo indiscrezioni il consiglio Bce avrebbe anche considerato, ma poi bocciato, l’ipotesi di alzare le riserve obbligatorie (dall’1 al 2%). Il presidente dell’Abi Antonio Patuelli ha rilevato che «il tempo verificherà l’efficacia e le conseguenze dirette ed indirette» delle decisioni di ieri. Il consiglio Bce, che ha approvato le misure all’unanimità, non ha invece discusso variazioni sui reinvestimenti di titoli.

Le prossime mosse Bce

La presidente Christine Lagarde ha sottolineato che la Bce avrà «mente aperta» a settembre e nei mesi successivi. Inoltre ha precisando che il consiglio potrà modificare la decisione da una riunione all’altra: per esempio dopo una pausa potrebbe esserci un rialzo, come appena fatto dalla Fed. Anche la banca centrale Usa è appena passata a un modello «dipendente dai dati».

Dopo molti rialzi (nove consecutivi per la Bce) ora le banche centrali non escludono la possibilità di fermarsi. Perciò Francoforte ha cambiato le parole nella dichiarazione introduttiva: i tassi saranno «fissati» e non più «portati» a un livello sufficientemente restrittivo per riportare l’inflazione al 2%. Lagarde ha sottolineato che la variazione «non è casuale» e ha aggiunto di aver abbandonato il mantra della «strada ancora da percorrere» per sconfiggere l’inflazione.

Finora la Bce si era dichiarata ufficialmente legata ai dati. Nei fatti, tuttavia, gli aumenti dei tassi erano annunciati con mesi di anticipo. È accaduto anche ieri con il rialzo di 25 punti base. Ma da ora in poi sui tassi si deciderà davvero riunione per riunione. «Stiamo entrando in una fase in cui saremo dipendenti dai dati», si è lasciata scappare Lagarde, anche se la Bce in teoria lo era già. L’ambiguità sembra ora superata.

Da qui a settembre saranno pubblicati due aggiornamenti sull’inflazione, oltre ai nuovi dati sul credito, che è già in forte contrazione e sta iniziando a colpire l’economia in modo rilevante. Gli indici Pmi hanno fornito indicazioni negative. Saranno decisive le proiezioni macro di settembre dello staff Bce, che dovrebbero essere meno hawkish di quelle fatte a giugno delle banche centrali nazionali.

Barclays ritiene che i rialzi dei tassi siano finiti a causa della probabile ulteriore discesa di inflazione e crescita. Citi scommette su un altro aumento, a meno che l’attesa di inflazione nel medio termine non scenda sotto il 2%. Anche Unicredit e Hsbc, così come i mercati monetari, sono più propensi a vedere un ulteriore rialzo a settembre. Ma tutti ritengono l’esito incerto. Adesso la Bce dovrà valutare con maggiore attenzione la resistenza dell’economia. (riproduzione riservata)



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