L’impatto dell’orientamento restrittivo della politica monetaria della Banca Centrale Europea e le condizioni sfavorevoli dell’offerta di credito continuano a trasmettersi all’economia, incidendo sulle prospettive per la crescita a breve termine. A ribadirlo è la stessa Bce nel consueto bollettino mensile.
Lo scenario descritto si allinea con le ultime parole del vice presidente di Francoforte, Luis de Guindos, che mercoledì ha parlato di un possibile calo del prodotto interno lordo nel secondo semestre 2023. Secondo Francoforte, gli effetti frenanti alla crescita «dovrebbero esaurirsi e ciò sosterrebbe la crescita». Complessivamente il tasso di incremento medio annuo del pil in termini reali dovrebbe scendere dal 3,4% del 2022 allo 0,6% nel 2023, per poi risalire allo 0,8% nel 2024 e stabilizzarsi all’1,5% nel 2025 e nel 2026.
Secondo le stime di Francoforte, a dicembre 2023 l’inflazione dovrebbe essere aumentata a causa di un effetto base al rialzo del costo dell’energia. Nel 2024, invece, gli esperti dell’Eurosistema prevedono un calo più lento del carovita a causa di ulteriori effetti base al rialzo e della graduale eliminazione delle passate misure di bilancio volte a limitare le ripercussioni dello shock dei prezzi dell’energia. Quanto all’inflazione di fondo, secondo le proiezioni di dicembre 2023, nonostante l’attesa ripresa temporanea del carovita, il processo disinflazionistico di fondo dovrebbe continuare.
Così come già comunicato nell’ultima riunione di dicembre, il Consiglio direttivo intende continuare a reinvestire, integralmente, il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nell’ambito del Pepp (il programma di riacquisto di titoli per l’emergenza pandemica), nel corso della prima metà del 2024. Nella seconda metà dell’anno intende ridurre il portafoglio Pepp in media di 7,5 miliardi di euro al mese, per poi interrompere i reinvestimenti alla fine del 2024.
Quanto infine alla banche dell’area dell’euro, secondo la Bce gli istituti hanno dimostrato una buona capacità di tenuta, «detengono oggi coefficienti patrimoniali elevati e hanno significativamente accresciuto la propria redditività nell’ultimo anno». Tuttavia, rileva la banca centrale, «le prospettive per la stabilità finanziaria restano fragili nell'attuale contesto, caratterizzato da condizioni di finanziamento più restrittive, crescita debole e tensioni geopolitiche».
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