La Bce con ogni probabilità lascerà invariati i tassi al 2% l’11 settembre, mentre riguardo alle prossime riunioni la presidente Christine Lagarde non dovrebbe escludere nulla, neppure un nuovo taglio, considerando l’incertezza economica (legata in particolare all’effetto dei dazi Usa) e politica (dopo la crisi di governo in Francia). La Bce presenterà nuove proiezioni macro, ma secondo gli analisti di mercato le revisioni saranno limitate.
Dopo il consiglio direttivo di luglio Lagarde si era mostrata ottimista sulla crescita europea e non preoccupata per una forte discesa dell’inflazione sotto il target del 2%, evidenziando la «buona posizione» della Bce sui tassi.
Nei giorni successivi i mercati sono così diventati più cauti su un nuovo taglio. Ieri gli operatori monetari escludevano una sforbiciata ulteriore anche a ottobre, mentre valutavano al 30% un taglio a dicembre e al 60% uno a marzo. Diversi economisti hanno cambiato le aspettative eliminando del tutto o in parte le previsioni di tagli.
Le mosse della Bce saranno guidate però soltanto dall’andamento dell’economia nei prossimi mesi. Per quanto riguarda l’inflazione (2,1% in agosto), la stima della banca centrale prevede per l’anno prossimo un dato sotto l’obiettivo (all’1,6%), prima di tornare al 2% nel 2027. Il carovita così potrebbe allontanarsi in modo netto dal target in caso di crescita inferiore alle attese. Inoltre le proiezioni Bce di giugno incorporavano una curva dei tassi con un altro taglio.
Quanto alla crescita, il pil ha frenato nel secondo trimestre (+0,1%), mentre il dato aveva superato le attese nei primi tre mesi (+0,6%). Nel complesso il primo semestre non si è allontanato molto dalle previsioni Bce. Inoltre gli indici Pmi di agosto hanno dato indicazioni positive e in prospettiva (ma non nell’immediato) ci sarà un impatto benefico del maxi-piano tedesco su difesa e infrastrutture.
Resta tuttavia da verificare l’impatto dei dazi, oltre a eventuali effetti della crisi francese su fiducia e investimenti, in un contesto economico già ora non brillante. Lagarde ha detto nei giorni scorsi che le tariffe Usa sono superiori ma non lontane dalle attese Bce.
Francoforte dovrà inoltre considerare i tagli dei tassi in arrivo da parte della Fed che potrebbero rafforzare ulteriormente l’euro rispetto al dollaro indebolendo la domanda europea.
Nel consiglio direttivo i falchi spingono per fermare i tagli. Isabel Schnabel, membro tedesco del board Bce, ha detto di vedere un’economia solida e rischi al rialzo per l’inflazione anche a causa dei dazi. Sul carovita Schnabel è in una posizione solitaria: la maggior parte dei banchieri centrali ha espresso timori al ribasso.
L’11 settembre comunque il consiglio direttivo preferirà con ogni probabilità una pausa sui tassi a causa della persistente incertezza. Il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha parlato di «asticella alta» per un’altra riduzione. Lagarde però confermerà la «dipendenza dai dati» per quanto riguarda le prossime decisioni.
La presidente Bce, ex ministro delle Finanze francese, dovrà rispondere con ogni probabilità a domande sulla crisi di Parigi. Al momento non ci sono le condizioni per un intervento Bce, anche se resta disponibile in caso di necessità lo scudo anti-spread Tpi. Lo strumento è attivabile per contrastare forti turbolenze di mercato non giustificate dai fondamentali: resta da vedere se questo sia il caso della Francia, ma la Bce non potrebbe abbandonare Parigi in casi estremi (molto lontani dallo scenario attuale). Lagarde dovrebbe in ogni caso ribadire l’invito ai governi europei ad aumentare la produttività e mettere in ordine i conti pubblici. (riproduzione riservata)