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Bce e Fed, ecco fino a dove scenderanno i tassi nel 2025
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Bce e Fed, ecco fino a dove scenderanno i tassi nel 2025

27 dicembre 2024, 20:00 Ultimo aggiornamento: 28 dicembre 2024, 08:36

Nel 2024 la Bce e la Fed hanno iniziato la riduzione della stretta monetaria. I tagli dei tassi andranno avanti nel 2025. Secondo i mercati la Bce scenderà all’1,75%. E il divario con gli Usa si allargherà

Nel 2024 la Bce e la Fed hanno iniziato la riduzione dei tassi. Francoforte ha tagliato quattro volte da giugno portando i tassi dal 4% all’attuale 3%. Anche la banca centrale Usa ha abbassato dell’1% i fed funds che sono ora nella forchetta 4,25-4,5%. Ma i tagli proseguiranno anche nel 2025. La novità dell’anno prossimo riguarderà con ogni probabilità l’entità delle riduzioni. Secondo i mercati monetari la Bce, alle prese con un’economia più debole e con rischi di discesa dell’inflazione sotto l’obiettivo del 2%, taglierà di più (altre cinque volte) e abbasserà i tassi fino all’1,75%. La Fed invece potrebbe limitarsi a una o due riduzioni, come conseguenza di una crescita più solida e di rischi al rialzo sull’inflazione anche per le politiche di Donald Trump. I probabili dazi della nuova amministrazione Usa invece avranno un impatto negativo sul pil dell’Eurozona, mentre l’effetto sull’inflazione nell’area euro è considerato incerto da analisti e banchieri centrali.

I rischi per l’economia europea

In questa fase il maggiore problema per l’Eurozona è la crescita, di fatto ferma da fine 2022. Nelle ultime proiezioni economiche pubblicate il 12 dicembre la Bce ha ancora una volta ridotto le previsioni: l’aumento del pil è atteso allo 0,7% nel 2024 rispetto all’1,5% indicato a giugno 2023. Per il 2025 è stato invece stimato un +1,1% (dal precedente +1,3%). Ma le ultime proiezioni non considerano l’effetto Trump.

L’economia europea sarebbe comunque fragile, anche in assenza di dazi. Gli investimenti faticano a ripartire: i tassi sono in calo ma ancora restrittivi, come ha evidenziato la presidente Christine Lagarde. Inoltre la Bce confida da molti mesi in una ripresa dei consumi che non si è ancora verificata. I rischi sulla crescita sono attesi «al ribasso», mentre i pericoli sull’inflazione sono bilanciati e le principali componenti del carovita, quelle legate a servizi e salari, sono attese in calo l’anno prossimo.

Il tasso neutrale

C’è poi il tema della difficile identificazione del tasso neutrale, quello che non comprime né stimola l’economia. I banchieri centrali sono concordi nel ritenere necessario lo stop alla restrizione monetaria. Ma il tasso neutrale può essere solo stimato in base ad assunzioni. Uno studio Bce, citato dalla presidente Christine Lagarde e dal capoeconomista Philip Lane, ha collocato il tasso neutrale tra l’1,75% e il 2,5%. Soltanto Isabel Schnabel, falco del comitato esecutivo, ha indicato una forchetta tra il 2 e il 3% e ha precisato che manca poco al livello neutrale. Ma questa posizione non è stata condivisa dagli altri membri del consiglio direttivo. Resta quindi strada da fare per la Bce, anche perché Francoforte potrebbe portare i tassi pure sotto il livello neutrale, se sarà necessario tornare a stimolare il pil.

La maggior parte degli analisti di mercato ritiene che il tasso neutrale sia attorno al 2% nell’Eurozona. In tal caso la Bce dovrebbe tagliare i tassi ancora quattro volte (dal 3 al 2%), ovvero a ogni riunione fino a giugno, prima di smettere di comprimere l’economia. Molti analisti tuttavia prevedono che la Bce dovrà portare i tassi ancora più in basso, attorno all’1,5% o anche sotto. Il tasso neutrale è comunque più basso nell’Eurozona rispetto agli Usa: i banchieri centrali della Fed lo hanno indicato in media al 3%. Questo è uno dei motivi per cui i tassi negli Usa resteranno su livelli più alti rispetto a quelli europei.

La diversa comunicazione 

Il differente stato dell’economia negli Stati Uniti e nell’Eurozona e i diversi rischi su crescita e inflazione hanno spinto Bce e Fed a una comunicazione diversa dopo le ultime riunioni nelle quali sono stati abbassati i tassi dello 0,25% (rispettivamente il 12 e 18 dicembre). La divergenza tra le due aree ha fatto scendere l’euro da 1,05 a 1,04 dollari dopo l’ultima riunione della Fed. Il presidente Jerome Powell ha parlato di «nuova fase» per i tassi sottolineando che la banca centrale Usa sarà in futuro «cauta su ulteriori tagli». I membri della Fed inoltre hanno previsto due sforbiciate nel 2025, invece delle quattro indicate a settembre. Anche le nuove proiezioni economiche hanno mandato un messaggio hawkish (falco) ai mercati a causa del rialzo delle attese su inflazione e crescita (l’opposto di quanto fatto dalla Bce).

Lagarde ha invece detto che «la direzione di marcia è chiara e la Bce prevede di abbassare ulteriormente i tassi» nello scenario base. La presidente della banca centrale ha così seguito la linea indicata dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta che a novembre aveva suggerito di indicare una «direzione» chiara ai mercati. In caso di shock al ribasso su crescita e inflazione, il capoeconomista Lane ha osservato che il ritmo dei tagli potrà anche essere accelerato lasciando così spazio a eventuali riduzioni dello 0,5% (il maxi-taglio è già stato discusso il 12 dicembre).

Tra i falchi, Schnabel ha continuato a spingere per manovre «graduali», quindi dello 0,25%. Sulla stessa linea anche il presidente della Bundesbank Joachim Nagel che però il 20 dicembre ha mostrato un orientamento meno stringente, con ogni probabilità a causa delle difficoltà dell’economia tedesca: «L’inflazione è ora sotto controllo», ha detto sottolineando il «calo delle pressioni salariali». Di conseguenza per Nagel la Bce può «certamente ridurre ulteriormente i tassi» fino a raggiungere il livello neutrale «nella prima metà del 2025».

Alcuni banchieri centrali hanno invece evidenziato da tempo la necessità di valutare con attenzione i rischi per la crescita. Panetta ha sottolineato che «condizioni monetarie restrittive non sono più necessarie» considerando la frenata economica e i rischi di undershooting sull’inflazione. Panetta e Lane hanno anche detto che la Bce in futuro dovrà basarsi meno su dati economici rivolti al passato e dovrà invece fare più attenzione a rischi futuri e proiezioni di medio termine.

Il membro del board Bce Piero Cipollone ha sottolineato che una restrizione eccessiva può avere costi permanenti, in particolare riducendo la crescita potenziale attraverso una debole accumulazione di capitale, l’impoverimento del capitale umano e un ritmo più lento nelle riforme strutturali. Per Cipollone «si può e si deve ridurre la restrizione monetaria». Il governatore francese François Villeroy de Galhau ha sottolineato in modo esplicito che la banca centrale è «a proprio agio con le previsioni dei mercati», che indicano altre riduzioni dei tassi per 125 punti base nel 2025, fino a scendere all’1,75%. Tutto fa pensare che sia questo lo scenario base per la Bce, in assenza di shock per l’economia. (riproduzione riservata)



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