Le ultime proiezioni macro della Bce, presentate dopo il consiglio del 15 giugno, sono state criticate con forza dagli economisti, che le hanno giudicate troppo ottimistiche sulla crescita e troppo pessimistiche sull’inflazione, come riportato su MF-Milano Finanza del 16 giugno. Quelle stime, condotte come ogni sei mesi dalle banche centrali nazionali (e non dallo staff di Francoforte), hanno poi spinto la Bce a un orientamento più restrittivo.
Le stime sono state discusse anche all’interno del board, secondo quanto scritto nei verbali pubblicati ieri. Nel consiglio Bce è stato notato che le proiezioni sulla crescita dell’Eurozona allo 0,9% per quest’anno «potrebbero essere ottimistiche» considerando i dati dei primi tre mesi del 2023. Le ultime indicazioni allora disponibili «implicavano già un rischio al ribasso» sulla crescita. «È stato sostenuto che lo scenario base di crescita implicava un impatto forse troppo modesto e conservativo dell’inasprimento della politica monetaria», è scritto nelle minute.
Le proiezioni potrebbero aver sottovalutato l’impatto della stretta sul credito. Il tema è stato affrontato nei giorni scorsi dal capoeconomista Philip Lane. Nel consiglio è stato osservato che la crescita nell’Eurozona potrebbe essere inferiore a causa di una trasmissione monetaria più forte del previsto. Ulteriori rischi sono il ritorno delle tensioni finanziarie e la minore crescita globale. Altri membri hanno evidenziato gli stessi pericoli, ma in senso opposto.
Oltre alle stime sulla crescita, «è stata messa in discussione anche l’entità delle revisioni al rialzo dell’inflazione», soprattutto «alla luce degli ultimi dati più incoraggianti» e «in relazione alle modifiche delle ipotesi alla base delle proiezioni di giugno, in particolare quelle di tassi più elevati, prezzi dell’energia più bassi e apprezzamento dell’euro».
Inoltre sono stati espressi «dubbi sulla particolare enfasi sull’inflazione core, non considerata un buon indicatore anticipatore di quella complessiva». È stato anche osservato che la crescita nominale dei salari «potrebbe ancora essere considerata moderata rispetto alla previsione di un ritorno degli stipendi reali ai livelli pre-pandemici nel 2025».
L’outlook di inflazione ha poi spinto i falchi a chiedere alla Bce «un segnale forte». Così l’accento è stato posto «sulla necessità di essere sufficientemente restrittivi e persistenti nell’inasprimento della politica monetaria». Inoltre «è stato ritenuto essenziale comunicare che la politica monetaria ha ancora molto da fare». Nei verbali è stato precisato che secondo alcuni «il consiglio direttivo dovrebbe considerare un aumento dei tassi oltre luglio, se necessario». Per altri invece la Bce «dovrebbe prepararsi a fermare i rialzi».
Nella riunione i tassi sono stati alzati di 25 punti base, ma è emerso che è stato chiesto un aumento di 50 da almeno un banchiere centrale. Alcuni avrebbero preferito rinviare la decisione sullo stop ai reinvestimenti di titoli del piano App. Ieri il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha detto a SkyTg24 che il picco sui tassi non è lontano. A fine mese ce ne sarà un altro, mentre a settembre si dovranno valutare le nuove proiezioni macro, che stavolta saranno fatte dallo staff Bce. (riproduzione riservata)