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Bankitalia: al Sud servono 210 miliardi di euro
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Bankitalia: al Sud servono 210 miliardi di euro

20 agosto 2025, 20:30

Solo così si potrà colmare il gap di produttività e di occupazione rispetto al Centro Nord del Paese. Opportunità dalla transizione green

Il Sud Italia continua a crescere più della media nazionale e delle regioni del Centro Nord. Dopo un lungo periodo di sottoperformance, infatti, nell’ultimo quinquennio il pil del Mezzogiorno è cresciuto del 6,7%, il 2,5% in più del resto del Paese, mentre il pil pro capite meridionale è aumentato in termini reali del 9%, quasi il doppio di quanto registrato al Centro Nord. Tutto questo grazie «all’incremento della produttività del lavoro e, soprattutto alla rilevante espansione dell’occupazione». Questo emerge dall’Occasional Paper dal titolo «Le prospettive di sviluppo dell’economia meridionale», pubblicato da Bankitalia nella sezione «Questioni di Economia e Finanza» e curato da Antonio Accetturo, Emanuele Ciani, Sauro Mocetti e Andrea Petrella.

Il Sud infatti dal 2019 ha registrato un +5,8% nell’occupazione a fronte del +2,8% del Centro Nord. A trainare questo risultato sono stati il settore delle costruzioni, «che ha beneficiato dei generosi incentivi per la riqualificazione edilizia», e dei servizi con una prevalente componente pubblica (soprattutto sanità e istruzione), «riflettendo il forte aumento della spesa e l’allentamento dei vincoli di bilancio per l’assunzione di nuovo personale». Segnali positivi sono però giunti, si legge nel documento, anche dai servizi privati, in particolare quelli dell’Ict e quelli professionali, che sono cresciuti soprattutto nelle principali aree urbane, «sostenuti anche dalla disponibilità di laureati con adeguate competenze a salari più contenuti rispetto al Centro Nord».

Serve aumentare il tasso di occupazione

Eppure non è abbastanza. Resta infatti «eccezionalmente ampio il divario in termini di reddito pro capite» tra il Mezzogiorno e il Settentrione, a causa della minore produttività e al tasso di occupazione delle regioni meridionali ancora tra i più bassi d’Europa. Ecco perché, suggeriscono gli esperti di Bankitalia, «le politiche finalizzate alla riduzione dei divari territoriali in Italia dovrebbero dare priorità all’incremento occupazionale nelle regioni meridionali». Una sfida «ambiziosa, perché richiede il coinvolgimento di ampie fasce di popolazione con scarse competenze ed esperienza lavorativa». Si punta a raddoppiare la crescita degli ultimi cinque anni e quindi far crescere il tasso di occupazione del Mezzogiorno del 10% entro il 2030, facendolo arrivare così al 58,2%. Concretamente si tratterebbe di dare lavoro a 750 mila residenti al Sud.

Necessari ulteriori stock di capitale

Per evitare però che tale incremento vada a deteriorare ulteriormente il rapporto tra capitale e lavoro - nonché a contrarre ancora la produttività meridionale - serve un adeguato stock di capitale a disposizione: circa 210 miliardi di euro entro il 2030, stima il report di Bankitalia. Un aumento «ragguardevole ma non irraggiungibile se si guarda all’esperienza passata, laddove tra il 2000 e il 2007 il capitale del Mezzogiorno è cresciuto di circa 190 miliardi».

Un’altra sfida che il Sud deve vincere per colmare il gap con il Nord è la transizione green. Ad oggi il 40% degli stabilimenti che producono un elevato livello di emissioni sono localizzati nel Mezzogiorno, con sede principalmente in Puglia, Sicilia e Sardegna. Le regioni meridionali però devono saper cogliere le opportunità del processo di decarbonizzazione della produzione di energia elettrica: tra il 2007 e il 2024 la capacità produttiva installata da fonti rinnovabili è quadruplicata, passando dal 26 al 40% del totale nazionale. (riproduzione riservata)



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