La lobby delle banche americane, guidata dal ceo di Jp Morgan Jamie Dimon, è vicina a una vittoria sulle regole che definiscono il capitale obbligatorio degli istituti, note negli Stati Uniti come «Basel 3 endgame». La Federal Reserve e altre due autorità Usa (Fdic e Occ) potrebbero dimezzare l’aumento dei requisiti patrimoniali rispetto al +20% ipotizzato in partenza, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal. La normativa bancaria è definita dal Comitato di Basilea a livello internazionale ma è poi applicata attraverso la legislazione locale. Così i regolatori possono deviare dal testo di partenza. L’effetto è però quello di creare disparità regolamentari tra banche di aree geografiche differenti che operano negli stessi mercati.
Come riportato su MF-Milano Finanza del 25 aprile, il Parlamento Ue ha dato l’ok finale alle regole bancarie finali di Basilea 3, decise per contrastare l’uso eccessivo dei modelli interni. Le norme includono tra l’altro il congelamento del valore di una parte significativa dei titoli di Stato nei bilanci fino al 2025 ai fini patrimoniali.
Anche l’Ue ha deviato dalle regole internazionali in alcuni ambiti. Ma gli Usa nelle prossime settimane potrebbero decidere un ammorbidimento maggiore. I confronti saranno possibili quando le autorità Usa scriveranno un testo definitivo. Un accordo dovrebbe essere raggiunto entro fine anno.
Il principale artefice dell’ammorbidimento delle regole, secondo la stampa americana, è stato Dimon. Il banchiere, che ha definito la normativa «difettosa e calibrata male», avrebbe invitato gli altri ceo a fare pressione sul presidente della Fed Jerome Powell, scavalcando il vicepresidente responsabile per la supervisione bancaria Michael Barr. Powell ha organizzato una quindicina di riunioni con banchieri tra luglio e marzo, di cui quattro con Dimon (che potrebbe ritirarsi tra meno di cinque anni, secondo quanto detto ieri).
Anche Goldman Sachs ha speso milioni nell’attività di lobby contro la normativa. In particolare le autorità Usa sarebbero pronte a ridurre l’aggravio patrimoniale per trading e business sui mercati. A marzo Powell ha aperto per la prima volta a modifiche significative del testo di Basilea. Anche Barr ieri ha parlato di «cambiamenti rilevanti alla proposta sulla base dei commenti ricevuti» nella consultazione. Barr ha anche detto che la Fed sta valutando variazioni nei controlli su depositi e liquidità delle banche.
Secondo Andrea Filtri di Mediobanca, comunque, «il mantenimento di un’adozione più rigorosa di Basilea potrebbe essere positivo per la valutazione delle banche Ue rispetto a quelle degli Stati Uniti». Anche grazie a una normativa più severa, i gruppi europei hanno resistito meglio l’anno scorso durante la crisi di alcune banche regionali Usa, tra cui Svb.
Nei giorni scorsi il direttore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, ha evidenziato l’utilità delle regole di Basilea 3, anche alla luce di quanto avvenuto nel marzo 2023 alle banche regionali Usa. Le regole più stringenti forse non avrebbero scongiurato le crisi di allora ma secondo Signorini «avrebbero messo in guardia sulle condizioni delle banche molto prima del dissesto».
Signorini ha comunque precisato che il testo finale di Basilea 3 è stato il frutto di alcuni compromessi, non tutti «pienamente soddisfacenti». In particolare il direttore generale di Bankitalia si è detto a favore di una misurazione più accurata degli indici di liquidità (Lcr e soprattutto Nsfr), con possibile predefinizione di collaterale per il funding. Inoltre Signorini ha suggerito di rafforzare i requisiti individuali per le banche (quelli di secondo pilastro) riguardo al rischio di tasso e ha proposto di rivedere le regole sulla garanzia dei depositi (Bankitalia si è espressa in passato per un aumento dei conti correnti protetti che oggi in Europa sono quelli fino a 100 mila euro). (riproduzione riservata)