skin track
Bandiera Ue
Bandiera Ue
Mercati Azionari Leggi dopo

Banche Ue, dividendi e buyback a rischio: ecco come le nuove norme ambientali possono frenare i profitti

05 giugno 2025, 15:00 Ultimo aggiornamento: 15:17

Una ricerca appena pubblicata da Antonio Guglielmi e Giuseppe Amitrano (Wieldmore) analizza i 4 pilastri della trasformazione green europea che inizierà a pesare sui bilanci di imprese e istituti di credito dal 2026 | Clima, la Bce critica la Commissione Ue: Bruxelles ha ridotto troppo i requisiti di reporting per le società europee

Dal 2026, oltre il 30% del Pil europeo sarà influenzato dalle nuove norme ambientali. E’ quanto emerge dallo studio di Antonio Guglielmi e Giuseppe Amitrano (Wieldmore) pubblicato in anteprima su Eurofocus di Adnkronos, secondo cui le aziende italiane più esposte rischiano un -25% aggregato sugli utili. 

I 4 pilastri Ue sulla sostenibilità

Giuseppe Amitrano (ex Ubs, Rbs e Scotia Bank) e Antonio Guglielmi (ex Merrill Lynch e Mediobanca), partner della boutique finanziaria Wieldmore, hanno scritto uno studio sui quattro pilastri regolatori che Bruxelles ha posto a presidio della transizione energetica e su cui il corporate europeo è chiamato a cimentarsi dal 2026:

  1. EU Emission Trading System (ETS),
  2. Carbon Border Adjusted Mechanism (CBAM),
  3. EU Deforestation Regulation (EUDR) e
  4. EU Directive Corporate Sustainability Reporting (CSRD).

Mentre quest’ultima, ancora in negoziazione, comporta effetti pur pressanti ma prevalentemente amministrativi sulla reportisitca, le prime tre inizieranno ad impattare la redditività già dal prossimo anno.  Secondo l’indagine, «la traiettoria esponenziale con cui il regolatore ha disegnato il phase-in della normativa per il prossimo decennio concede al massimo un paio di anni prima che l’impatto della transizione si impenni e colpisca in modo non più trascurabile redditività e Capex (capacità di investimento, ndr) delle imprese europee. Stare fermi adesso rinviando il problema potrebbe comportare un maggior costo domani». Secondo i due analisti, risulta dunque «cruciale il modo in cui questo biennio verrà impiegato da aziende e banche ai fini della loro capacità di navigare il mare della transizione riducendo il rischio di naufragio».

I settori più colpiti

I settori più colpiti saranno siderurgia, energia, agricoltura, industria pesante, costruzioni, logistica. Le materie più sensibili diventeranno alluminio, ferro, elettricità, caffè, soia, cacao, cellulosa, cemento, acciaio e fertilizzanti.

«Negli ultimi tre casi l’impatto sarà particolarmente stringente per via dell’effetto cumulato di ETS e CBAM a cui si aggiungeranno le pressioni derivanti dalla catena di fornitura. In sostanza più del 30% del Pil europeo sarà impattato dalla transizione a partire dal prossimo anno».

Quantificare l’effetto della transizione sul mondo corporate è una «sfida complicata in virtù di possibili modifiche del quadro normativo, delle tante variabili in movimento e delle inevitabili assunzioni da fare».

Gli effetti sull’Italia

L’Italia non fa eccezione. Anzi, secondo i ricercatori, «si presenta a questa sfida con le peculiarità del suo tessuto economico che, incentrato sulla trasformazione delle materie prime, è destinato ad amplificare gli impatti regolatori della transizione». Le analisi suggeriscono per le aziende italiane più esposte un potenziale impatto negativo dei rischi di transizione e dei rischi fisici fino al 25% dell’utile cumulato dei prossimi cinque anni, circa due terzi del quale nella seconda metà del periodo.

Le ricadute sulle banche

Le banche rischiano di divenire «il convitato di pietra al banchetto della transizione. Da un lato, non dispongono ancora di un riferimento normativo chiaro, che si prevede inizi a prendere forma a partire dall’anno prossimo. Dall’altro, sono consapevoli di avere già in bilancio molte delle criticità qui discusse, attraverso esposizioni a lungo termine verso la clientela più a rischio.

La Bundesbank, ad esempio, ha stimato un aumento della probability of default (PD) di circa il 40% nei prossimi tre anni su un vasto campione di banche tedesche in uno scenario net zero 2050. La Banca d’Italia ha recentemente proposto una metodologia che guarda alle curve forward e ai dati ETS per stimare potenziali impatti negativi anche sui collaterali delle banche.

Le nuove metriche oggi sotto osservazione da parte del regolatore bancario «sembrano non lasciare spazio a dubbi già dal loro nome: carbon earnings at risk, climate beta, carbon VaR, weighted average carbon intensity non potranno che risultare in una stretta regolatoria, con probabile aumento degli attivi ponderati e relativa contrazione patrimoniale. Da questo ne deriva anche che le generosissime politiche di distribuzione degli utili degli ultimi due anni da parte delle banche europee, frutto del recente rialzo dei tassi d’interesse, potrebbero avere i giorni contati».

I regolatori bancari europei, «sinora forse poco incisivi sulla limitazione dello strumento del buyback, saranno infatti ora chiamati a integrare i rischi legati alla transizione energetica nei requisiti patrimoniali del settore, con possibili implicazioni restrittive sul sostegno all’economia», ragionano i due analisti.

La crisi subprime e i rischi sistemici

La crisi subprime ha evidenziato i rischi sistemici a cui mercato, economia e banche possono andare incontro «quando si manifesta un problema rilevante di Credit Value Adjustment. La transizione energetica presenta dinamiche non dissimili». Ecco perché lo studio mette in evidenza che «lavorare oggi sulla trasparenza portando alla luce il costo, ancora in gran parte latente, della transizione, contribuirà a ridurre la volatilità dei conti aziendali e l’intensità di shock di aggiustamento futuri del mercato, rendendo al contempo il sistema finanziario più resiliente nel lungo termine». (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO ILLIMITATO + MF GPT LIGHT
Accesso al sito, alle newsletter e il piano light (30 crediti/mese) di MF GPT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO ILLIMITATO + MF GPT PRO
Accesso al sito, alle newsletter e il piano pro (600 crediti/mese) di MF GPT

188,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)

SITO ILLIMITATO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT
Il quotidiano digitale, l'accesso al sito, alla borsa e alle newsletter, il piano light (30 crediti/mese) di MF GPT e l'accesso al The Wall Street Journal

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO ILLIMITATO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT PRO
Il quotidiano digitale, l'accesso al sito, alla borsa e alle newsletter, il piano pro (600 crediti/mese) di MF GPT e l'accesso al The Wall Street Journal

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)