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Lando Maria Sileoni
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Banche, Sileoni (Fabi): extraprofitti verrebbero pagati da clienti e lavoratori

25 settembre 2025, 15:00 Ultimo aggiornamento: 15:07

Dopo aver ascoltato le organizzazioni sindacali del mondo bancario, la Commissione di inchiesta su banche e assicurazioni ha un calendario fitto. Il prossimo 9 ottobre ascolterà l'amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio. Mentre il 16 ottobre è atteso l'ad di Bdm Banca, Cristiano Carrus

«Una tassa imposta, a carico delle banche, sui cosiddetti extraprofitti, verrebbe pagata dalla clientela e dai lavoratori bancari, da un lato in termini di maggiori costi sui prodotti e servizi, dall'altro in termini di penalizzazioni di vario genere a livello economico». Lo ha dichiarato il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, nell'audizione al Senato in Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo.

Non è la prima volta che «questo tema entra nel dibattito della legge di bilancio». Nel 2023 il tentativo «finì con un sostanziale nulla di fatto perché fu approvata una norma, che aveva una opzione, scelta poi da tutte le banche per rafforzare il patrimonio». Con la legge di bilancio del 2024, poi «ci fu l'accordo per il rinvio dei crediti fiscali sia per il 2025 sia per il 2026 che ha di fatto portato a un prestito delle banche da 4,3 miliardi di euro complessivi per il biennio», ha ricordato ancora Sileoni. E non è una dinamica solo italiana: dal 2023 è stata introdotta una tassa sugli extra profitti delle banche «in Spagna, Lituania, Repubblica Ceca, Ungheria e Svezia. È stata valutata in Olanda, Belgio, Irlanda e Polonia».

La tutela del risparmio italiano deve essere la priorità

Restando sui temi di attualità in cui gli istituti sono protagonisti, dunque il risiko bancario, la priorità, ribadisce Sileoni deve essere «la salvaguardia del risparmio degli italiani e la politica deve attrezzarsi affinché questo avvenga». Per di più, «le banche sono, in ogni Paese, la realtà più politica che esista» e ne consegue che «Stato, banche e cittadini sono tre facce della stessa sovranità. Sono elementi intrecciati e inscindibili di un unico sistema di garanzie, di fiducia e di responsabilità condivisa». Ecco perché «non esistono meccanismi di concorrenza né sistemi di vigilanza che possano escludere l'intervento diretto dello Stato. Ogni regola, ogni controllo, ogni supervisione si fonda su questo legame profondo, che non è soltanto economico, ma sociale e istituzionale» ha aggiunto il sindacalista.

Se l'Italia perde le sue banche e i suoi gruppi bancari a favore di entità straniere «perde il controllo e la gestione dell'economia italiana». Dunque «difendere le nostre banche dagli attacchi dei fondi americani e cinesi e difendere l'italianità delle banche significa anche difendere i posti di lavoro e la clientela italiana», ha spiegato il segretario generale della Fabi.

Dal canto suo la Bce vuole la «semplificazione del settore, meno banche, meno gruppi in Italia» come negli altri Paesi europei. Però il rapporto tra finanza e politica si è dimostrato conflittuale. In Spagna, ha iniziato la ricostruzione Sileoni, «il governo si è messo di traverso alla fusione tra Bbva e Sabadell. In Germania il governo Merz non vuole che Unicredit controlli Commerzbank. La Francia è l'unico Paese europeo dove le banche vengono salvate dalla politica con il coltello fra i denti». E in Italia, «il governo ha applicato il golden power nell'operazione di Unicredit su Banco Bpm».

La politica delle stock option ha superato il limite di buon senso

Il segretario Fabi ha poi puntato il dito contro «la politica delle stock option ha superato ogni limite di buon senso. Non è la prima volta che nelle operazioni straordinarie i vertici delle banche parlano, per evitare l'acquisizione di tutelare i livelli occupazioni e di tutelare le loro persone». Ma «un secondo dopo l'esito dell'operazione straordinaria, gli stessi dirigenti, che strumentalizzavano l'importanza dell'argomento occupazionale, sono i primi a incassare cifre astronomiche e talvolta vergognose, attraverso la vendita di azioni in loro possesso accomunati in anni di stipendi che si sono autodeterminati» ha voluto evidenziare Sileoni

Un altro aspetto che «merita massima attenzione è il ruolo delle società di consulenza all'interno del settore» bancario italiano. «Influenza cresciuta, questioni di trasparenza, di governance e di tutela dell'interesse generale», precisa il sindacalista. Nello specifico, ci sono tre questioni. Il primo punto attiene ai conflitti di interesse. «Le società di consulenza operano fianco a fianco con i vertici dei gruppi bancari, suggerendo strategie, riorganizzazioni, processi di fusione e acquisizione. Hanno rapporti di consulenza paralleli con più banche concorrenti, una sovrapposizione di interessi che non è priva di rischi». In secondo luogo, preoccupano le porte girevoli: «Numerosi consulenti che operano in queste società vengono chiamati a ricoprire incarichi di vertice all'interno delle banche. In altri casi, lasciano un gruppo per approdare subito a un altro concorrente. Hanno accesso a dati riservati e strategici, perdita di riservatezza su informazioni che riguardano intero sistema. Quindi c'è un tema di sicurezza economica nazionale che non può essere sottovalutato», ha suggerito Sileoni. Terzo e ultimo elemento, la proprietà delle società di consulenza è riconducibile principalmente ai fondi d'investimento, che sono tra i più grandi azionisti delle banche. C'è, quindi, «un intreccio: chi detta le strategie delle nostre banche? I vertici formalmente indipendenti o i fondi che, da un lato, detengono quote rilevanti del capitale e, dall'altro, controllano le società di consulenza cui vengono affidate scelte decisive per il futuro del nostro settore bancario?», ha rilevato il segretario generale della Fabi.

La desertificazione bancaria è un falso problema

Al contrario per Sileoni la desertificazione bancaria «è un falso problema, il vero tema non è il numero degli sportelli, ma il modello di servizio da garantire. La digitalizzazione rende più semplice e immediato l'accesso a gran parte delle operazioni bancarie, ma ovviamente esistono difficoltà in alcuni territori, come al Sud, e per gli anziani, che non possono essere ignorati. È un argomento politico, non sindacale: riguarda lo Stato e li istituzioni, a livello nazionale e locale» ha aggiunto il sindacalista.

Il 9 ottobre audizione Lovaglio in Commissione banche

Dopo aver ascoltato le organizzazioni sindacali del mondo bancario, la Commissione di inchiesta su banche e assicurazioni ha un calendario fitto. Il prossimo 9 ottobre ascolterà l'amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio. Mentre il 16 ottobre è atteso l'ad di Bdm Banca, Cristiano Carrus, e poi il 23 ottobre il presidente dell'Antitrust Roberto Rustichelli e il 30 ottobre i commissari liquidatori della Banca Popolare di Vicenza. (riproduzione riservata)


 



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