Entrano nel vivo i lavori della task force Bce di alto livello sulla semplificazione delle regole bancarie. Il vicepresidente Bce Luis De Guindos, che coordina il gruppo, incontrerà il 3 settembre in una riunione a porte chiuse gli europarlamentari del Banking Union Working Group per un confronto sulla materia.
L’obiettivo della task force è presentare prima della fine dell’anno raccomandazioni, prima al consiglio direttivo e poi ai legislatori Ue. La Bce non ha compiti legislativi ma può dare un contributo al dibattito, in linea con le iniziative della Commissione Ue.
Le raccomandazioni riguarderanno due aree principali, secondo quanto detto da De Guindos nelle scorse settimane.
La prima è quella relativa al quadro normativo e in particolare a «struttura del capitale e attuazione di Basilea 3, considerando quanto stanno facendo le altre giurisdizioni», ha rilevato De Guindos, con riferimento implicito allo stop della normativa negli Usa.
In secondo luogo sarà valutato il reporting perché «ci sono molte sovrapposizioni e possiamo semplificare il processo». Il vicepresidente Bce ha precisato che «non sarà ridotta la solidità delle banche».
Il gruppo di alto livello coordinato da De Guindos sarà composto da cinque governatori (Fabio Panetta, Joachim Nagel, François Villeroy de Galhau, Olli Rehn e Madis Muller) e da un rappresentante della Vigilanza Bce (Sharon Donnery).
A inizio febbraio, prima della formazione della task force, Panetta, Nagel e Villeroy (con il governatore spagnolo Josè Luis Escriva) avevano chiesto alla Commissione Ue una semplificazione delle regole.
I quattro banchieri centrali hanno scritto una lettera all’esecutivo di Bruxelles spingendo per «un’analisi complessiva» dei requisiti bancari tale da garantire un «campo di gioco livellato con altre grandi giurisdizioni».
Le banche europee rischiano di perdere terreno soprattutto rispetto a quelle Usa. L’amministrazione guidata da Donald Trump vuole una forte deregolamentazione del comparto, a cominciare dalla normativa di Basilea 3+.
I governatori europei hanno un approccio diverso: non vogliono abbandonare le regole definite dopo la crisi finanziaria del 2008, ma piuttosto fare ordine identificando «le aree in cui il framework Ue è eccessivamente complesso e può creare distorsioni competitive a livello internazionale senza alcun beneficio significativo per la stabilità finanziaria».
Per i quattro governatori «la priorità dovrebbe essere ora sviluppare una valutazione complessiva delle regole che si applicano alle banche europee».
L’analisi dovrebbe riguardare anche gli standard di livello 2 e 3 definiti dalle autorità europee (come l’Eba e l’Esma): una revisione dovrebbe «assicurare che non si aggiungano indesiderati strati di regole e aspettative». Per Panetta, Nagel, Villeroy ed Escriva occorre analizzare la regolamentazione micro e macroprudenziale e anche quella sulle risoluzioni.
Una nota dell’ufficio studi del Parlamento Ue ha osservato che «la semplificazione può essere inequivocabilmente positiva in alcune circostanze» ma nello stesso tempo ci sono «rischi strutturali» nel processo, nonostante sia stato chiarito l’obiettivo di non deregolamentare.
In particolare, secondo l’analisi scritta da Ronny Mazzocchi e Kai Gereon Spitzer dell’unità Egov (Economic Governance and Emu Scrutiny) del Parlamento Ue, «inquadrare la semplificazione come un esercizio di efficienza rischia di oscurare questioni normative più profonde. Le opportunità di semplificazione che riducono i costi senza abbassare il livello di prudenza potrebbero essere piuttosto limitate».
Inoltre «il più delle volte, servirà capire se i dettagli delle regole e l’attenzione ai dettagli nella vigilanza siano eccessivi, nel senso che i costi per le banche non sono giustificati dai benefici sociali». In questo caso, secondo l’analisi, occorre domandarsi quale sia «il giusto compromesso tra semplicità e prudenza» e «quanta complessità è giustificata dalla complessità del sistema finanziario». (riproduzione riservata)