Si accentua la discesa dei prestiti alle imprese in Italia. Il calo annuale è stato del 2,9% a maggio, rispetto al -1,9% del mese precedente, secondo i dati pubblicati dalla Banca d’Italia. Le ragioni sono molte: il rialzo dei tassi della Bce, la minore domanda, l’uso delle scorte di liquidità da parte delle aziende e le condizioni più stringenti delle banche. «L’andamento dei prestiti risente anche del deciso irrigidimento delle politiche di offerta, in prevalenza guidato dalla maggiore avversione al rischio e dai timori sulle prospettive di crescita», ha osservato il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco all’assemblea Abi.
I tassi dei nuovi prestiti alle imprese sono saliti in modo significativo arrivando al 4,81%, dal 4,52% del mese precedente e dall’1,1% di fine 2021, quando è iniziato l’inasprimento monetario della Bce. Visco ha ricordato che le nuove strette della banca centrale dovranno essere calibrate monitorando «l’evoluzione della percezione del rischio» da parte delle banche. Per ora la qualità del credito è buona ma il governatore ha segnalato che è raddoppiata l’incidenza dei prestiti in ritardo nei pagamenti, anche se non ancora deteriorati. La riduzione del credito incide negativamente sulla crescita e sull’inflazione ma la Bce dovrà evitare di procurare un danno non necessario all’economia.
I prestiti alle famiglie sono rimasti in positivo ma si stanno avvicinando alla crescita zero (+0,8% a maggio, dal +1,4% di aprile). I tassi dei nuovi mutui per la casa sono arrivati al 4,58%, dal 4,52% del mese precedente. Nel complesso i prestiti ai privati (cioè a famiglie e imprese) sono scesi dell’1,1% (da -0,5%).
A maggio è proseguito il calo dei depositi dei privati nelle banche (-4,3%, da -3,4% di aprile). Il denaro si sta spostando verso attività a più alto rendimento, a cominciare dai titoli di Stato. Ma come ha osservato Unicredit, i depositi delle aziende restano superiori del 30% rispetto al pre-pandemia, mentre quelli delle famiglie del 10%. La resistenza dei depositi come fonte di finanziamento per le banche «mitigherà l’impatto della graduale eliminazione dei rifinanziamenti Tltro e ridurrà il rischio di uno shock sull’offerta di credito» secondo Unicredit.
Nei prossimi mesi il calo dei prestiti potrebbe pesare sugli investimenti. A maggio la produzione industriale italiana è aumentata dell’1,6%, ma il dato è in discesa del 3,7% su base annua. Dal turismo invece arrivano ancora buone notizie: ad aprile il saldo della bilancia dei pagamenti turistica dell’Italia ha registrato un avanzo di 1,4 miliardi (1,1 un anno fa).
Intanto l’economia tedesca ha mostrato nuovi segni fragilità: a luglio l’indice Zew che misura la fiducia degli investitori è sceso a -14,7 punti rispetto ai -8,5 punti di giugno. La crescita sarà vicina allo zero nell’Eurozona quest’anno. Nella Bce c’è attenzione ai rischi di inflazione legati ai salari, anche se ieri l’Ocse ha reso noto che gli stipendi reali sono ancora inferiori ai livelli pre-Covid (-7,3% in Italia, -3,3% in Germania). Non si vedono perciò segnali di spirali salari-prezzi ma solo un recupero ritardato e parziale rispetto all’inflazione. (riproduzione riservata)