Le banche italiane continuano a offrire buone performance. Tanto che Jefferies ha aumentato le stime di utile per azione del settore in media dell’8% per il 2025 e del 4% per il 2026/2027, rivedendo al rialzo i target price dei singoli titoli.
Nonostante il buon andamento del settore, le banche italiane stanno ancora trattando al di sotto del loro multiplo prezzo/utile (p/e) storico, mentre le stime del consenso non sembrano aggressive. «Continuiamo a preferire Unicredit, che offre una crescita annua composta dell’eps e del net asset value tangibile, rispettivamente, del 9% e del 5% tra l’anno fiscale 2024 e il 2027, su base stand-alone. Siamo anche positivi su Intesa Sanpaolo e Bper Banca», si legge nel report di Jefferies.
Nonostante sei trimestri consecutivi di calo dell’Euribor, le banche italiane sono riuscite a far crescere i ricavi e l’utile per azione su base annua, grazie al contributo delle commissioni, al controllo dei costi e al miglioramento della qualità del credito. In borsa hanno guadagnato il 35% da inizio anno (inclusi i dividendi), ma sono ancora scambiate con uno sconto del 9% rispetto al multiplo p/e storico, il che lascia spazio per un ulteriore rialzo.
«Sulle azioni coperte con un rating buy: Unicredit, Intesa Sanpaolo e Bper Banca, le nostre stime sono leggermente superiori a quelle del consenso, in media del 2% tra il 2025 e il 2027, dunque le previsioni del consenso non appaiono particolarmente elevate», precisa Jefferies.
Anche la guidance delle banche italiane sulla qualità degli attivi è costruttiva. Durate la presentazione dei risultati trimestrali Jefferies ha chiesto a molte banche l’impatto di una crescita del pil italiano pari a zero sul costo del rischio. I management hanno indicato una sensibilità modesta. Ad esempio, Intesa Sanpaolo ha dichiarato che in tale scenario il costo del rischio aumenterebbe di circa 10 punti base rispetto al tasso base di 25 punti base.
Le informazioni fornite dalle banche mostrano anche che ipotesi macroeconomiche più pessimistiche comporterebbe un impatto limitato. Infatti, sia Unicredit sia Banco Bpm hanno segnalato che sarebbero necessari circa 10 punti base aggiuntivi di accantonamenti expected credit loss se la ponderazione del rischio macro fosse spostata completamente verso lo scenario più negativo, ipotizzando, quindi, una crescita del pil negativa nel 2025. Un buffer disponibile in caso di peggioramento è rappresentato dagli accantonamenti overlay, pari a circa lo 0,2% dei prestiti totali, rimasti sostanzialmente stabili nel primo trimestre di quest’anno.
Un altro aspetto interessante emerso dai risultati trimestrali riguarda la discussione sulle imposte differite attive (Dta), a supporto del capitale. «Prevediamo un contributo significativo al capitale derivante dall’utilizzo delle Dta. Il beneficio totale disponibile per il capitale derivante dalle Dta è pari a 200 punti base per Banco Bpm, 160 per Unicredit, 130 per Intesa Sanpaolo e 50 per Bper Banca. Nel nostro orizzonte previsionale fino al 2027, le banche dovrebbero cristallizzare il 50% circa di questo beneficio, supportando i coefficienti patrimoniali e le distribuzioni di utili. Infatti, nonostante gli alti payout, prevediamo livelli di Cet1 elevati fino al 2027: Intesa Sanpaolo al 13,6%, Unicredit al 15,5%, Banco Bpm al 14,2%, Bper Banca al 15,5% e Banca Popolare di Sondrio al 13,6%, aumentando la fiducia nei rendimenti da distribuzione (oltre il 10%): per Intesa Sanpaolo Jefferies stima a valere sul bilancio 2025 un dividendo per azione di 0,38 euro per azione (rendimento del 7,9%), al 2027 è atteso a 0,43 euro per azione (yield del 9%).
Per Unicredit Jefferies stima a valere sul bilancio 2025 un dividendo per azione di 3,40 euro per azione (rendimento del 6,1%), al 2027 è atteso a 3,82 euro per azione (yield del 6,9%). Nel caso di Banco Bpm prevede a valere sul bilancio 2025 un dividendo per azione di 1,06 euro per azione (rendimento del 10,9%), al 2027 è atteso a 0,98 euro per azione (yield del 10%). Quanto a Bper il broker stima a valere sul bilancio 2025 un dividendo per azione di 0,81 euro per azione (rendimento del 10,6%), al 2027 è atteso stabile a 0,81 euro. Infine, nel caso della Popolare di Sondrio, Jefferies stima a valere sul bilancio 2025 un dividendo per azione di 1,09 euro per azione (rendimento del 9,4%), al 2027 è atteso a 0,98 euro per azione (yield dell’8,4%).
Dopo aver aumentato le stime di eps del settore in media dell’8% per il 2025 e del 4% per il 2026/2027 il target price medio dei titoli è stato alzato del 4%. «Siamo passati da un’ipotesi di Euribor a 3 mesi di 200 punti base nel 2027 a 180 punti base. L’effetto dei tassi più bassi è compensato, o parzialmente compensato, da un margine d’interesse netto migliore del previsto nel primo trimestre del 2025, revisioni al rialzo delle commissioni e un miglior andamento dei costi», precisa Jefferies.
Nel caso di Banco Bpm il target price sale da 9,60 a 10,30 euro (rating hold) ed è stata inclusa Anima, acquisita di recente, nelle stime che, insieme a previsioni più alte di redditività da trading, porta a un incremento medio dell’eps del 19% tra il 2025 e il 2027.
Il prezzo obiettivo di Intesa Sanpaolo è stato ritoccato da 5,54 a 5,60 euro (rating buy), di Unicredit da 61,50 a 65,80 euro (rating buy), di Bper Banca da 8,70 a 9,10 euro (rating buy) e della Banca Popolare di Sondrio da 9,80 a 10 euro (rating hold). (riproduzione riservata)