Gli utili delle maggiori banche italiane hanno raggiunto nuovi record nei primi nove mesi del 2024, nonostante una prima flessione del margine di interesse a livello trimestrale (non su base annua) legata ai tagli della Bce. Francoforte ha abbassato i tassi a giugno, settembre e ottobre per un totale di 75 punti base (dal 4 al 3,25%). Secondo i dati elaborati da Value Partners, le sette maggiori banche italiane hanno registrato nei nove mesi profitti aggregati per 20,2 miliardi di euro, con una crescita annua del 22,1%.
Unicredit ha ottenuto un utile di 7,75 miliardi (+16%), Intesa Sanpaolo di 7,2 miliardi (+17%), Banco Bpm di 1,7 miliardi (+80%), Mps di 1,6 miliardi (+69%), Bper di 1,1 miliardi (+5%), Credem di 486 milioni (+11%) e Popolare di Sondrio di 432 milioni (+24%).
«I proventi da margine di interesse hanno registrato un calo su base trimestrale dello 0,3%», osserva Marco De Bellis, partner di Value Partners. «Le componenti di ricavo però sono cresciute su base annua. Il margine di interesse è salito del 7,3% e le commissioni del 7,1%. Così è stato raggiunto un utile da record per i nove mesi dell’esercizio. Questo risultato ha portato le banche a rivedere al rialzo le previsioni per il prossimo anno».
Il calo trimestrale del margine di interesse potrebbe essere un segnale di esaurimento della spinta data dall’aumento dei tassi di interesse. Tuttavia, rileva Value Partners, i principali istituti di credito mantengono un cauto ottimismo grazie anche agli strumenti di copertura.
Quanto invece alle commissioni, aggiunge De Bellis, «continuano a crescere spinte dall’aumento delle masse gestite. Questo incremento è cruciale per consolidare i successi degli ultimi anni e motiva la scelta di alcuni istituti di investire ulteriormente nel settore. Lo si è visto con l’Opa di Banco Bpm su Anima che garantirà inoltre una riduzione dell’assorbimento del capitale regolamentare grazie alle nuove regole del Danish Compromise».
La crescita annua del margine di interesse è stata rilevante soprattutto per Popolare di Sondrio (+22%) seguita nell’ordine da Intesa, Credem, Banco Bpm, Bper, Mps e Unicredit (quest’ultima con un +3%). Il maggiore aumento sulle commissioni è stato quello di Mps (+11%), seguita da PopSondrio, Intesa, Credem, Unicredit, BancoBpm e Bper (+3,5%).
Passando ai costi, la variazione più rilevante è stata quella delle spese per il personale (+3,5%). «Come anticipato negli scorsi trimestri, il rinnovo del contratto dei bancari ha avuto un impatto negativo sui costi del personale di quasi tutte le banche esaminate», osserva Ahmad Sheaib, associate di Value Partners. «Gli istituti stanno negoziando accordi di ristrutturazione mirati a favorire il ricambio generazionale attraverso uscite volontarie per ottimizzare la base costi». Tra i sette gruppi solo Unicredit ha ridotto lievemente nel periodo le spese per il personale.
Nonostante i costi operativi siano aumentati nel complesso del 2,1%, l’incremento dei ricavi ha consentito di migliorare il rapporto cost/ income medio delle sette banche al 40,4%, con un calo del 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. In questo ambito la banca più efficiente è Unicredit (37%), seguita da PopSondrio, Intesa, Credem, Mps, Banco Bpm e Bper.
Un altro fattore positivo per i conti economici è stato il calo delle rettifiche (-10% a 2,1 miliardi). In media il costo del rischio, ovvero il rapporto tra accantonamenti e crediti, è stato di 23 punti base, con oscillazioni tra i 6 di Credem e i 56 di PopSondrio. Il rapporto tra crediti deteriorati e prestiti totali è rimasto stabile (al 2,7%) rispetto agli ultimi trimestri, un indice del «buono stato di salute della qualità del portafoglio crediti degli istituti di credito» secondo Value Partners.
Gli impieghi verso la clientela sono scesi dell’1% rispetto alla fine del 2023 soprattutto a causa dell’incertezza economica e geopolitica (che ha ridotto la propensione delle imprese a investire) e degli alti tassi (che hanno fatto aumentare il ricorso all’autofinanziamento). È invece cresciuta la raccolta, soprattutto quella indiretta (+9% rispetto a fine 2023), a conferma del momento positivo del mercato.
A livello patrimoniale, il capitale Cet1 delle sette banche è aumentato al 15,4% dal 14,7% di fine 2023. Mps è l’istituto con il valore più alto (18,3%) seguito da Credem, PopSondrio, Unicredit, Bper, Banco Bpm e Intesa Sanpaolo.
Secondo Value Partners «la robusta dotazione patrimoniale, unita alla possibile riduzione della redditività, potrebbe incentivare nuove operazioni di M&A anche a livello transfrontaliero con l’obiettivo di migliorare l’efficienza e consolidare i risultati ottenuti negli ultimi anni. «La potenziale operazione di Unicredit su Commerzbank, seppur transfrontaliera, potrebbe inaugurare una nuova fase di consolidamento, dopo tre anni senza grandi operazioni», osserva Sheaib. «La crescente attenzione all’efficienza operativa e di scala e alle sinergie commerciali potrebbe dare origine a un nuovo trend di aggregazioni nel settore bancario in Italia». (riproduzione riservata)