La maggior parte delle banche italiane sta sottoperformando il settore bancario europeo, notano gli analisti di Ubs, dopo che Banca d'Italia ha avviato una consultazione finalizzata a introdurre una nuova riserva di capitale per tutte le banche nazionali a fronte dei rischi sistemici (buffer per il rischio sistemico o SyRB). In particolare, la riserva di capitale addizionale a fronte del rischio sistemico sarebbe pari all’1% delle esposizioni domestiche ponderate per il rischio di credito (Rwa). L’obiettivo dell’1% sarebbe raggiunto progressivamente, con una riserva dello 0,5% da costituire entro fine 2024 e la parte restante entro il 30 giugno 2025.
Se perseguita, sostengono gli analisti di Ubs, questa sarebbe la seconda volta che i requisiti patrimoniali vengono aumentati per le banche italiane negli ultimi 3-4 mesi, con le nuove metriche Srep per il 2024 alzate di 6-82bps. «Con i requisiti Srep attuali e i buffer O-SII/SyRB che vanno tra l'8,3% e il 10% e lo 0,13-1,53%, rispettivamente, e un modesto buffer anti-ciclico applicato tra lo 0,03% e lo 0,37%, le banche italiane e spagnole tradizionalmente hanno affrontato requisiti patrimoniali minimi inferiori rispetto ai competitor europei: 10,6% lo Srep medio, 1,5% O-SII/SyRB e 0,8% CCyB. Le recenti iniziative di Banca d'Italia probabilmente sono mirate a ridurre tale divario».
Detto questo, osservano gli analisti di Ubs, tutte le banche italiane hanno rafforzato i loro ratio di solvibilità nei trimestri recenti e attualmente operano con ampi buffer Mda (massimo ammontare distribuibile), circa 390-585bps. Un aumento di un punto percentuale del SyRB sugli asset ponderati per il rischio domestici potrebbe ridurre tale cifra di 38-100bps a circa 290-550bps utilizzando i numeri del 2023, tutto il resto rimarrebbe uguale, hanno calcolato gli analisti di Ubs. Con le banche che generano 220-480bps di capitale organico nel periodo 2024-2025 già pro-forma degli effetti di Basilea 4 di 60-130bps, esclusa Mediobanca, «non vediamo rischi per le nostre stime di un payout (distribuzione del capitale, ndr) medio del 45-95%, con i buffer Mda del 2025, dopo i ritorni di capitale, che rimangono a 290-500bps e Unicredit eccezione positiva in tutti gli scenari: Cet1 ratio al 2025 del 15,42%, Cet1 buffer al 2025 del 5,01%, Mda buffer del 5,48%», stimano a Ubs.
In generale, le banche italiane hanno performato bene all'interno del settore europeo dall'inizio del 2024 (+15-25% contro il +6% dell’indice Stoxx Europe 600 Banks), trainate dai risultati solidi del quarto trimestre del 2023 e dal ritardo nel processo di allentamento monetario da parte della Bce, con gli economisti di Ubs che di recente hanno spostato la loro prima stima di un taglio dei tassi di interesse da aprile a giugno. «Sebbene siamo a nostro agio nel possedere la maggior parte di queste azioni su un orizzonte temporale di 12-18 mesi con i multipli normalizzati e i ritorni di capitale, circa il 10-17% i rendimenti complessivi nel 2024, che sembrano convincenti, non saremmo sorpresi di vedere alcune prese di profitto se/quando la Bce adotterà una posizione più accomodante, il che potrebbe invertire la traiettoria positiva dei ricavi osservata nel secondo semestre del 2022 e nell’intero esercizio 2023».
Detto questo, per gli esperti di Ubs, la valutazione delle banche italiane è interessante nella maggior parte dei casi. Infatti, sono scambiate tra 5,5 e 9 volte il multiplo prezzo/utile 2025 e a circa 0,6-1 volte il multiplo prezzo/book value tangibile per un Rote dell’8,5-14,5% nel 2025. Con tutte le banche tranne Banco Bpm classificate con un rating buy, manteniamo una preferenza relativa per Unicredit, grazie al capitale in eccesso, e per Bper Banca visto che tratta a multipli molto scontati. Quanto a Mediobanca appare la più difensiva in vista di un taglio dei tassi da parte della Bce».
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