Le banche europee riducono il gap di valutazione rispetto ai competitor statunitensi. Così Michael Teig, credit strategist di Unicredit, in un report in cui osserva che il rapporto prezzo medio/valore contabile delle banche dell’area euro è tornato sopra 1 per la prima volta dal 2010. La crescita della redditività delle banche deriva dai miglioramenti strutturali che vanno oltre l’aumento dei tassi d’interesse, con solide prospettive di crescita e di valutazione fino al 2026.
Il rapporto prezzo/valore contabile indica la capacità di una società di generare un rendimento del capitale proprio (Roe) superiore al suo costo del capitale. Un rapporto superiore a 1 significa che il mercato valuta l’azione a premio rispetto al valore contabile del patrimonio netto, mentre un ratio inferiore a 1 indica che è valutata a sconto, spiega Teig.
La crisi finanziaria ha lasciato il segno sulle banche europee, mantenendo il loro rapporto prezzo/valore contabile al di sotto di 1 per oltre un decennio. Ora, per la prima volta dal 2010, questo rapporto è tornato sopra 1, sostenuto da un forte miglioramento della redditività, della qualità del credito e della capitalizzazione di mercato.
Il credit strategist di Unicredit ha, quindi, fatto un confronto tra le banche europee e quelle statunitensi, osservando la lunga serie storica dei loro ratio prezzo/valore contabile. Nel primo trimestre del 2025, il rapporto medio delle banche dell’area euro ha, appunto, superato 1 per la prima volta da gennaio 2010. Queste banche hanno anche ridotto il divario di valutazione rispetto alle controparti statunitensi. Il principale motore di questo cambiamento è stato il miglioramento della redditività (Roe) delle banche dell’area euro, che recentemente è stato più elevato in Europa rispetto agli Stati Uniti.
Dal 2012 fino al 2024 il Roe medio di queste banche è stato costantemente inferiore a quello delle grandi banche statunitensi, poiché le banche europee hanno dovuto affrontare la crisi del debito sovrano e il lungo periodo di tassi negativi nell’Unione monetaria tra il 2014 e il 2022. «Sebbene l’intero settore abbia registrato miglioramenti, esistono differenze tra le banche dell’area euro. Le banche più redditizie trattano già a multipli prezzo/valore contabile simili alla media statunitense, mentre altre sono ancora in ritardo e trattano sotto il valore contabile», precisa Teig.
Attribuire il miglioramento della redditività delle banche dell’area euro unicamente all’aumento dei tassi d’interesse non restituisce il quadro completo. La migliore performance finanziaria riflette anche il fatto che il settore bancario europeo è riuscito a ridurre i crediti deteriorati, a migliorare l’efficienza operativa, a trasformare il proprio modello di business puntando sui ricavi da commissioni e sulla digitalizzazione.
Un maggior consolidamento nel settore, con un focus sulle fusioni domestiche, soprattutto in Spagna e in Italia, ha inoltre contribuito a una redditività più elevata. «Il passaggio della Bce alla vigilanza bancaria unica europea nel novembre 2014 è stato fondamentale per evitare un’eccessiva assunzione di rischi da parte delle banche e affrontare tempestivamente le debolezze del settore bancario dell’area euro», rammenta Teig.
Anche le stime del consenso prevedono che le banche dell’area euro continueranno a registrare una redditività superiore rispetto a quelle statunitensi sia nel 2025 sia nel 2026, raggiungendo un rendimento del capitale proprio dell’11% rispetto al 10% previsto per le banche americane. «Riteniamo altamente probabile che le banche europee continueranno a trattare a un rapporto prezzo/valore contabile medio superiore a 1 e continueranno a colmare il divario di valutazione rispetto a quelle statunitensi», prevede Teig. (riproduzione riservata)