Gli esami Bce sulla solidità delle banche hanno mostrato che gli istituti europei hanno nel complesso una «buona capacità di tenuta». Le banche hanno mantenuto in media «solide» posizioni patrimoniali e di liquidità, «ben al di sopra» dei requisiti regolamentari, secondo quanto emerso negli esami annuali noti come Srep (Supervisory Review and Evaluation Process). Il capitale Cet1 medio era al 15,8% a metà del 2024, in lieve miglioramento rispetto all’anno precedente. Il coefficiente di leva è aumentato leggermente al 5,8%. Il rialzo dei tassi ha sostenuto la redditività delle banche.
Oltre al contesto generale occorre però valutare anche i rischi delle singole banche. In tal senso la Bce ha definito i requisiti di capitale per i maggiori istituti dell’Eurozona in base ai rischi specifici (P2R o Pillar 2 Requirement), in aggiunta alle richieste patrimoniali obbligatorie per tutti.
Come anticipato da MF del 18 dicembre, le banche italiane hanno ottenuto buone valutazioni. In dettaglio Credem dovrà rispettare il requisito più basso in Europa (1%). Tra le banche maggiori sono ben posizionate anche Intesa Sanpaolo e Banca Mediolanum (1,5%), seguite da Mediobanca (1,75%), Unicredit e Fineco (2%), Banco Bpm e Bper (2,25%), Mps e Cassa Centrale Banca (2,5%), Iccrea (2,52%) e Banca Popolare di Sondrio (2,75%).
In Europa hanno avuto buoni risultati Ing (1,65%), Bbva (1,68%), Santander (1,74%), Credit Agricole (1,80%) e Bnp Paribas (1,84%). Tra le banche sopra il 2% ci sono Commerzbank (2,25%), SocGen (2,40%) e Deutsche Bank (2,90%). Nelle ultime posizioni invece si sono piazzate diverse banche greche e tedesche. L’istituto di credito con il requisito di capitale in assoluto più alto è stato Revolut, con una richiesta P2R del 3,70%. I requisiti di secondo pilastro devono essere rispettati per almeno il 56,25% con il capitale Cet1, quello di maggiore qualità.
La Vigilanza ha anche definito requisiti aggiuntivi per la leva eccessiva di 13 banche, un numero più che doppio rispetto all’anno scorso. In particolare Bnp Paribas, Commerzbank, SocGen e Deutsche Bank dovranno rispettare uno 0,10% di leverage ratio in più rispetto al 3% valido per gli altri gruppi europei. Il leverage ratio è un indice di capitale non ponderato per il rischio, a differenza dell’indice Cet1. I requisiti aggiuntivi sulla leva sono stati imposti dalla Bce anche ad alcune filiali di banche al di fuori dell’Eurozona come Jp Morgan, Ubs, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Citigroup, Barclays e BofA. Quest’ultima ha avuto la richiesta più alta, pari allo 0,40%.
La Bce ha poi definito requisiti aggiuntivi specifici applicando una maggiorazione (add-on) per accantonamenti insufficienti su crediti deteriorati a 18 banche, un numero inferiore rispetto alle 20 dello scorso anno. I nomi di questi istituti non sono stati precisati da Francoforte.
Inoltre la Vigilanza ha imposto un requisito aggiuntivo per prestiti rischiosi a leva a nove banche, in aumento rispetto alle otto dello scorso anno. Questi requisiti aggiuntivi riflettono esposizioni significative o prassi inadeguate. La Bce ha infine previsto misure qualitative per carenze su gestione del rischio di credito, aggregazione dei dati, governance e pianificazione patrimoniale.
Nonostante i buoni risultati complessivi, la Bce ha invitato le banche a «un atteggiamento più vigile per il futuro». Per la Vigilanza «permangono timori in merito a governance, gestione dei rischi, compresi quelli climatici, nonché alla resilienza operativa».
In questo scenario la Bce non ha modificato molto i risultati Srep (la cui metodologia potrebbe cambiare all’inizio del prossimo anno). Il punteggio medio è rimasto stabile a 2,6 in una scala da 1 a 4. Al 74% delle banche è stato assegnato lo stesso punteggio del 2023, all’11% uno peggiore e al 15% uno migliore. I valori sono stati influenzati negativamente dalle minori valutazioni degli immobili non residenziali, mentre la maggiore redditività ha avuto un effetto positivo.
I requisiti complessivi, che si compongono del requisito di secondo pilastro, dei requisiti di riserva combinati e degli orientamenti di secondo pilastro non vincolanti, sono saliti dall’11,2% all’11,3%. L’85% delle banche ha un margine di almeno il 2% tra il capitale detenuto e il requisito Bce. Solo pochi istituti hanno un margine inferiore all’1%.
In prospettiva «le banche dovranno adattarsi a un contesto in continua evoluzione», ha osservato la presidente della Vigilanza Bce Claudia Buch. «Di fronte all’acuirsi dei rischi geopolitici, ai cambiamenti strutturali, ai rischi climatici e ambientali e ai rischi di ribasso delle prospettive macroeconomiche, una forte resilienza finanziaria e operativa rimarrà fondamentale». Buch ha anche osservato che «le insolvenze societarie sono in aumento, con un potenziale aumento del rischio di credito» e che «il settore pubblico potrebbe avere una capacità più limitata rispetto al passato di tamponare gli shock negativi». Inoltre «la digitalizzazione dei servizi finanziari sta cambiando il panorama competitivo». Perciò per la presidente della Vigilanza Bce le banche devono «rimanere prudenti». (riproduzione riservata)