L’inflazione negli Stati Uniti continua a scendere e il mercato del lavoro mostra i primi timidi segnali di rallentamento: le aspettative degli investitori sui tassi di interesse della Federal Reseve sono quindi radicalmente cambiate dall’ultima riunione della banca centrale Usa. Questa settimana, in vista del meeting di mercoledì 13 dicembre, la domanda centrale è: i mercati stanno anticipando l’arrivo dei tagli dei tassi?
Gli analisti di Ebury, evidenziano che i mercati dei futures scontano al momento una prima riduzione dei tassi a maggio e prevedono tagli per un totale di 110 punti base fino alla fine del 2024 (dai precedenti 65 punti base). Tuttavia, le recenti comunicazioni del presidente della Fed, Jerome Powell, sono rimaste in gran parte aggressive e sembra esserci una discrepanza piuttosto considerevole tra i prezzi dei futures e la retorica della banca centrale.
Secondo gli esperti di Ebury, le attese del mercato sono esagerate. Gli analisti ritengono, infatti, che gli investitori si stanno lasciando prendere la mano dalla possibile portata dell’allentamento della politica monetaria il prossimo anno che però dovrà tener conto dell’attuale contesto macroeconomico. «Il mercato del lavoro statunitense rimane teso e finora ha mostrato solo modesti segnali di raffreddamento», spiegano gli analisti, «inoltre la spesa dei consumatori continua a reggere molto bene» e questo lascia intende che la «lotta all’inflazione possa richiedere ancora tempo».
In scia a questi aspetti, gli analisti si aspettano che mercoledì la Fed fornisca una serie di comunicazioni «da falco» rispetto alle aspettative del mercato. «Powell probabilmente richiamerà alla pazienza e dirà ancora una volta che è troppo presto per dichiarare vittoria sull’inflazione e che sarà necessario un periodo di crescita inferiore al trend e un raffreddamento del mercato del lavoro affinché la banca possa esprimere fiducia nel raggiungimento del suo mandato». Per Ebury, il presidente sottolineerà anche che un ulteriore inasprimento dei tassi sarà possibile, nel caso in cui i progressi sull’inflazione fossero messi a rischio. Questa affermazione però sarà vista dai mercati «come niente più che un avvertimento appena velato, piuttosto che una veritiera una guida futura».
«A nostro avviso», aggiungono da Ebury, «l’aspetto più importante delle comunicazioni della Fed questa settimana sarà il «dot plot» delle proiezioni sui tassi di interesse della banca, così come sul pil e l’inflazione. Nelle sue più recenti proiezioni sui tassi di interesse di settembre, il Fomc ha alzato la sua visione sui tassi a lungo termine. I punti mediani per il 2024 e il 2025 sono stati aumentati al 5,1% e al 3,9% rispettivamente, indicando un allentamento della politica monetaria solo molto modesto nei prossimi dodici mesi. Secondo gli esperti di Oanda, inoltre, sia l’inflazione al 2,5% che la crescita del pil all’1,5% previste dalla Fed a settembre per il 2024, sono soggette a un margine di ribasso.
In questo quadro, concludono da Ebury, «una serie di comunicazioni aggressive da parte di Powell e un dot plot che mostra solo una modesta revisione al ribasso a partire da settembre, potrebbero fornire un nuovo slancio alla forza del dollaro nel secondo semestre».
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