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Azioni, Piazza Affari a sconto storico: è ora di comprare? Mark Zuckerberg lo fa. Ecco 30 titoli da tenere d'occhio

10 novembre 2023, 19:00 Ultimo aggiornamento: 16 novembre 2023, 16:51

Il Ftse Mib scambia quasi il 50% in meno rispetto allo Eurostoxx 50, un terzo rispetto al Nasdaq. Livelli che non si vedevano da 35 anni. È ora di tornare a investire sul listino milanese? Il creatore di Facebook, Mark Zuckerberg, lo fa già tramite un Etf. Ecco i titoli più interessanti  | Piazza Affari, i top manager inossidabili. Chi ha fatto rendere di più la sua società – LE TABELLE INTERATTIVE | Azioni, gli analisti di Intesa Sanpaolo aggiornano le valutazioni di questi 11 titoli di Piazza Affari. Ecco i nuovi target price

Mark Zuckerberg
Mark Zuckerberg

Vedere che Piazza Affari scambia ad una frazione dei maggiori listini mondiali fa stringere la bocca dello stomaco. Tanto più che il divario nei multipli fra Ftse Mib e resto del mondo si è enormemente allargato nel 2023, complice un debito in crescita, il Pnrr che fatica a essere implementato, lo spread che ha superato più volte di recente la linea dei 200 punti base, un fatto non troppo apprezzato dagli investitori esteri. Reuters ha calcolato che il crescente rischio-Paese che aleggia sull’Italia ha spinto lo sconto medio sui titoli di Palazzo Mezzanotte ai massimi da 35 anni a questa parte.

Il rapporto prezzo/utili del Ftse Mib atteso nei prossimi 12 mesi è di 7,63 volte, quello dello Eurostoxx 50 (le blue chip europee), di 11,18, il Ftse 100 inglese si colloca a 9,94 mentre l’S&P 500 a Wall Street è a 17,55 e il Nasdaq del tutto fuori dalla portata: 23,26 volte, che lo rende più un listino di titoli del lusso. Ora, questo divario non esisteva nel 2021, quando il p/e del Ftse Mib era di 14 per esempio contro 18 dello Eurostoxx 600 e di 23 dell’S&P 500. Tornando indietro nel tempo, nel 2006 i tre indici oscillavano fra le 12 e le 15 volte.

Mark ZuckerbergAzioni, Piazza Affari a sconto storico: è ora di comprare? Mark Zuckerberg lo fa. Ecco 30 titoli da tenere d'occhio

Zuckerberg e l’Italia

Il cosiddetto rischio Italia lo pagano le società in borsa e chi investe con multipli tanto bassi. Eppure da inizio anno il Ftse Mib ha corso quasi del 20%, trainato dai finanziari.

Un indizio che qualcosa in Europa sta cambiando è il cambiamento recente di portafoglio della fondazione che fa capo al ceo di Meta Platforms Mark Zuckerberg e dalla moglie Priscilla Chan. Infatti Chan Zuckerberg Initiative ha quasi quintuplicato nel terzo trimestre il suo investimento nell’Etf Vanguard Ftse Europe (VGK) secondo quanto riporta un documento depositato presso la Securities and Exchange Commission, che cita 114,34 milioni di dollari di investimento. Nei primi 100 titoli del fondo compaiono le italiane Unicredit, Intesa Sanpaolo, Eni, StM, Generali e Stellantis.

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«L’indicatore p/e dice che l’Italia non è cara, ma nel contempo abbiamo un debito alto e non è chiara la concretizzazione del Pnrr», interviene Lorenzo Batacchi, portfolio manager di Bper Banca e membro Assiom Forex. Banche centrali «più chiare sul percorso dei tassi, per esempio sul fatto che il tetto è stato raggiunto, aiuterebbero i mercati. Un costo del denaro alto ha aiutato i titoli finanziari nel 2023; nel 2024, dopo due anni di difficoltà, potrebbero ripartire le mid and small cap, anche perché le pmi stanno riducendo la richiesta di linee di credito alle banche, il denaro costa e preferiscono sfruttare al meglio il flusso di cassa. Stare a benchmark da qui a fine anno, quindi allineati all’indice, può aiutare», conclude Batacchi.

Ad oggi, i primi 10 titoli del Ftse Mib per peso sono Enel, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Stellantis, Ferrari, Eni, Generali, StM, Terna, Moncler. I primi 10 titoli invece dello Star sono Reply, Amplifon, Interpump, Carel, TIP, Sesa, Sanlorenzo, El.En, Salcef, MutuiOnline.

Tim, FinecoBank, Raiway, BFF Bank

Fabio Caldato, partner di Olympia Wealth Management, ritiene «il mercato italiano ricco di opportunità. Lo sconto rispetto agli altri mercati, tuttavia, non è per noi un ulteriore motivo di incremento: purtroppo la piazza milanese è diventata marginale nel panorama globale e viene addirittura sottopesata rispetto al benchmark. La ridotta capitalizzazione, liquidità e la pressoché totale assenza del comparto tecnologico sono le cause principali». Tuttavia, il gestore continua a investire a Piazza Affari, per esempio in «BFF Bank, che presenta un dividendo a doppia cifra e Raiway, in attesa della fusione col competitor. Nonostante la deludente performance, manteniamo Telecom Italia che ha appena pubblicato numeri incoraggianti». E, ritenendo i tassi vicini ai massimi di periodo, «potrebbe essere il caso di monitorare FinecoBank per un corposo rimbalzo», conclude Caldato.

Ferrari, Tenaris, Intesa, Unicredit

Anche Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, ritiene che ci siano «opportunità di investimento nel breve termine. Il settore bancario italiano ha dimostrato con la pubblicazione dei conti trimestrali di essere in ottimo stato di salute. Sorpassato il pericolo della tassa sugli extraprofitti, i titoli sono tornati a segnare performance brillanti. Le nostre preferite rimangono Intesa Sanpaolo e Unicredit, le più solide in termini di fondamentali per superare eventuali turbolenze finanziarie».

Diodovich punta anche su alcune realtà del settore industriale. «Nel comparto automobilistico crediamo che Ferrari abbia ancora spazio per salire. Non solo è il brand italiano più forte all’estero ma ha mostrato nell’ultimo trimestre risultati straordinari. È il titolo italiano preferito dagli istituzionali esteri che recentemente hanno aumentato la quota di azioni del Cavallino (Blackrock, Dimensional Fund Advisor, Raymond James FS, Private Advisor Group)».

Nel campo energetico, l’analista pensa «che Tenaris possa mostrare nuove performance positive. La presenza globale e la forte quota di mercato possono garantire al gruppo dei benefici sulle nostre aspettative di un aumento della domanda sui servizi per l’industria petrolifera». Inoltre ritiene che il segmento Star «sia particolarmente interessante visto che è quello che più ha sofferto le condizioni economiche restrittive degli ultimi mesi. Il nostro titolo preferito è Reply che ha puntato sull’Intelligenza Artificiale guadagnandosi una posizione da leader in Europa nella digital experience».

L’oro dello Star

Antonio Amendola, Senior Fund Manager azionario di AcomeA Sgr, sottolinea che «il mercato italiano, da inizio anno, ha avuto una doppia faccia: large cap sui massimi e mid and small sui minimi. In particolare, il divario tra Ftse Mib e indice Star non è mai stato così ampio (circa il 30%)». I motivi sono due, ragiona Amendola: «Il primo, in comune con tutte le mid small cap del mondo, è il rialzo dei tassi che non giova a questa asset class perché viene percepita molto indebitata. Tuttavia, le pmi italiane hanno in media un rapporto debito netto/ebitda minore di 1, lo stesso non vale sul Russell 2000 Usa». Le nostre aziende, quindi, sono mediamente poco indebitate.

Il secondo tema, tutto italiano, «sono i deflussi dai fondi Pir che nel 2023 hanno raggiunto quasi i 2 miliardi. Combinati con i bassi volumi di scambio, hanno innescato una spirale negativa sui prezzi di queste aziende, in particolare sullo Star». Lo scenario, però, ha creato «ottime occasioni di acquisto su aziende che hanno sempre trattato a premio rispetto alle omologhe estere». In questo contesto Amendola preferisce lo Star rispetto al Ftse Mib. Nello specifico: Reply, Fine Foods, Biesse, Sesa, Digital Value e, come special situation, Telecom Italia. (riproduzione riservata) 



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