I gestori hanno iniziato a rivedere in maniera profonda i portafogli. E non solo perché è finito il primo semestre 2025, un periodo travagliato, con tanti mal di testa (dazi Usa, guerra in Medio Oriente), ma anche perché si sta accentuando un trend di lungo termine. Ovvero la debolezza strutturale degli Stati Uniti, fatta di un debito pubblico in forte crescita e di un’inflazione importata a causa della guerra delle tariffe del presidente Usa, Donald Trump. Un indicatore importante è il dollaro, sceso di oltre il 13% da inizio anno contro l’euro. La conseguenza è che la fuoriuscita degli investimenti dagli Usa sta accelerando. E’ il tema comune che emerge da tanti report di banche d’affari, che invitano a ad accelerare la diversificazione del portafoglio dalle azioni Usa verso i mercati esteri, soprattutto verso l’Europa, attesa correre nei prossimi sei-dodici mesi. Da inizio anno, Nasdaq 100 ed S&P 500 sono saliti del 4,4% circa, il Ftse Mib del 15,15%, il Dax del 20% circa.
Secondo Mrb Partners, società indipendente di strategia finanziaria, l’eccessiva concentrazione dei portafogli sui titoli Usa andrebbe riequilibrata a favore di Europa, Giappone e mercati emergenti. I principali motori di questa rotazione sono, come si è visto, l’indebolimento del dollaro, il miglioramento degli utili in altre aree rispetto agli Stati Uniti e valutazioni più interessanti. Gli strategist sottolineano come il peso dominante delle azioni Usa nell’indice globale (64%) rappresenti un ostacolo per l’allocazione degli investimenti, soprattutto considerando che le dieci maggiori società rappresentano un terzo della capitalizzazione totale di mercato.
Anche gli analisti di Citi sono più orientati alle azioni europee nel secondo semestre, grazie al traino della spesa pubblica della Germania, del progetto di riarmo in Europa e al taglio progressivo dei tassi Bce. Un costo del denaro più basso riduce l’onere sul debito con un effetto positivo sul bilancio delle imprese. Se con l’annuncio dei dazi di ritorsione Usa ad aprile gli analisti hanno rivisto al ribasso le previsioni di crescita dell’utile per azione (eps) dell’indice Eurostoxx 600 per il 2025, passando dal +9% di inizio anno all’attuale +2%, ora Citi guarda con un certo ottimismo ai prossimi mesi e si aspetta nel 2026 un eps in miglioramento dell’11%, con una crescita attesa in tutti i settori.
A fine 2024 Citi aveva alzato a overweight (sovrappesare) il giudizio sull’Europa con una cosiddetta visione tattica, legata a quel particolare momento. Ora la visione positiva è più strutturata e dipende da diversi fattori: la valutazione ancora a sconto delle azioni europee, l’incremento della spesa pubblica nell’area euro e l’indebolimento dello storico trema del cosiddetto «eccezionalismo Usa».
Su quali settori, allora, Citi è sovrappesata in Europa? Gli analisti preferiscono i titoli ciclici orientati ai servizi come le banche (fra le azioni preferite, Intesa Sanpaolo) perché è vero che i tassi sono in calo, ma l’Ue è attesa comunque crescere e la riduzione del costo del denaro permette alle imprese di contrarre maggiori prestiti. Giudizio positivo anche sui settori Viaggi – tempo libero e Media. Le promozioni in portafoglio, a livello di settore, sono: Banche (passano da neutral a overweight), Media (overweight), Costruzioni (neutral). Gli esperti sono selettivi sui titoli della Sanità e della Cura della persona e restano sottopesati sui ciclici legati ai beni (come il segmento Auto e Prodotti di consumo), penalizzati da rischi geopolitici ancora in atto e da una Cina ancora debole.
Le bocciature, quindi, tutte al giudizio di underweight (sottopesare) riguardano: Chimica, Auto, Prodotti di consumo e Materie prime di base. Citi conferma la preferenza per la tecnologia come settore growth e per l’immobiliare a titolo difensivo.
Dove arriveranno gli indici? Citi si aspetta che l’indice EuroStoxx 600 salga entro fine anno del 5% (570 punti) ed entro la metà del 2026 dell’11% (600 punti). E ragiona sul fatto che le valutazioni rimangano stabili intorno a un rapporto prezzo/utili atteso nei prossimi 12 mesi (p/e forward) di 14 volte. Le aspettative invece sull’S&P sono di una crescita del 3% nel 2025 (a 6.300 punti) e del 7% entro giugno 2026 (6.500 punti).
Uno dei temi più amati dagli analisti di Lombard Odier per il secondo semestre è che la spesa per le infrastrutture accelererà sia nei Mercati Emergenti (Brics), sia in Europa. E qui gli esperti ricordano che la Germania sta cercando di colmare il divario nella spesa in conto capitale concentrandosi proprio sulle infrastrutture. In borsa, Lombard Odier preferisce le aziende lungo tutta la catena che va dai materiali agli operatori infrastrutturali, che potrebbero trarne beneficio.
Nonostante l’indice Stoxx Europe Total Market Aerospace & Defense sia cresciuto del 50% da inizio anno, il tema del riarmo in Europa resta in primo piano. Allo storico vertice Nato di fine giugno all’Aia è stato annunciato l’impegno da parte degli Stati membri a destinare il 5% del Pil alla Difesa (l’Italia spende il 2% attualmente) entro il 2035. Secondo Banca Akros, tra le aziende italiane più esposte al settore vi sono: Leonardo (circa il 72% dei ricavi derivano dalla Difesa, target price 52 euro), Ala (circa il 55%, 36,50 euro), Fincantieri (30%, il giudizio viene alzato da neutral ad accumulate, target price 15,80 euro), Avio (14%, 20 euro), Iveco (8%, non coperta dalla ricerca).
I due titoli preferiti da Mediobanca Research sono la tedesca Rheinmetall (target price 2,25 euro) e Leonardo (target price alzato a 62 euro dal precedente 51 euro), perché «offrono la migliore combinazione tra portafoglio prodotti, strategia e crescita dell’utile per azione». Gli analisti sonoinvece piuttosto prudenti sulla francese Thales e sulla britannica Bae Systems, dove si aspettano una crescita potenziale più limitata. (riproduzione riservata)