I titoli della difesa arrivano a Ferragosto 2025 in ordine sparso, pur restando esposti a reazioni a catena a ogni stimolo del mercato. Il termometro di metà mese lo ha dato la coppia Leonardo–Rheinmetall il 7 agosto: conti trimestrali del gruppo tedesco sotto le attese, vendite immediate sul titolo, e Leonardo che scivola nella stessa seduta di circa il 6%. La dinamica non è solo legata all’appartenenza allo stesso settore, ma è strategica e industriale: la joint venture per i carri armati europei di nuova generazione, infatti, crea un ponte che il mercato prezza all’istante, perché quando uno inciampa, quasi sempre l’altro segue.
il bilancio dell’andamento azionario da inizio 2025 resta sempre brillante per chi ha acquistato o mantenuto le azioni dei big della difesa. Ciascuno sul proprio listino di riferimento, da gennaio a metà agosto 2025, i gruppi sotto i riflettori hanno performato con incrementi a tre cifre ben oltre il raddoppio (Rheinmetall, Fincantieri, Saab) e a due cifre (Leonardo, Thales, Bae Systems), con percentuali tra il 50 e l’80%.
A fine luglio l'indice azionario paneuropeo del settore aerospaziale e della difesa (Sxparo) era aumentato del 50% dall’inizio dell'anno sulla prospettiva di una maggiore spesa per la difesa per i Paesi europei e di un disimpegno degli Stati Uniti in Europa. Poi il giro di boa di metà agosto ha rimescolato un po’ di carte, soprattutto per Thales, Bae e Saab, che dall’inizio del mese hanno accusato una frenata dell’1,7%, 4,6% e 4,3%. Leonardo consolida, Fincantieri corre. Tutt’altro esito dall’ultima seduta della settimana, giovedì 12 agosto, che si è chiusa in calo per Fincantieri (-2,5%) e in deciso aumento per Leonardo (2,36%), Rheinmetall (3,36%), Thales (2,2%) Bae (3,1%) e Saab (4,2%).
Le ultime sedute raccontano un mercato selettivo: non è la fine della corsa ma, per dirla con le banche d’affari, è chiusa la fase in cui bastava «comprare il comparto». Ora bisogna misurare ordini e margini, e guardare a chi è agganciato ai programmi europei e Nato che stanno entrando nella fase operativa.
In appoggio al settore, infatti, arrivano anche segnali operativi importanti per gli investitori: in Europa, per esempio, gli Etf tematici della difesa hanno registrato flussi record di 7,6 miliardi di euro da inizio anno, segno che l’interesse per il business militare resta alto.
Anche le decisioni politiche continuano a sostenere il comparto. Il 5 agosto Bruxelles ha potenziato il Fondo europeo per la difesa, introducendo incentivi fiscali ai progetti congiunti. Negli Stati Uniti il Congresso ha appena approvato un bilancio 2026 da 880 miliardi di dollari, di cui una quota consistente per sistemi avanzati e munizioni. E in Italia, come anticipato da MF-Milano Finanza, il governo Meloni spinge per un consorzio nazionale della difesa: il più grande polo integrato a guida pubblica mai concepito, sfruttando anche i prestiti per 14 miliardi di euro della piattaforma europea di procurement Safe.
Le misure assicurano flussi di ordini pluriennali, ma il mercato non premia più in blocco: privilegia chi può monetizzare subito le nuove risorse e riduce l’esposizione dove l’impatto sarà più graduale. Come muoversi allora? Il momento è favorevole a un confronto tra titoli anche per la quasi simultanea pubblicazione dei conti del primo semestre 2025. Ecco una carrellata dei principali titoli e dei giudizi delle banche d’affari.
Leonardo vista a quota 53,5 euro. Il semestre si è chiuso con ordini e margini in crescita e un debito in calo, spingendo il gruppo a rivedere al rialzo le previsioni per il 2025 su ordini (22,25–22,75 miliardi) e free cash flow (920–980 milioni). Jefferies il 1° agosto, ha portato il target a 58 euro con rating buy; Bank of America ha confermato buy a 64 euro. Anche Equita sim e Deutsche Bank mantengono la raccomandazione buy, con prezzo obiettivo rispettivamente a 55 euro e 52 euro. Il consenso medio è intorno a 53,5 euro. Da segnalare la mossa di Leonardo su Iveco Defence Vehicles, appena acquisita per 1,7 miliardi di euro: l’integrazione dei mezzi terrestri le dà massa critica e può rafforzare la partecipazione alle gare in cui Rheinmetall è capofila o co-fornitore. Fitch ritiene che l'acquisizione di Iveco Defence avrà un impatto moderato sul profilo finanziario del gruppo, erodendo leggermente la leva nel 2026.
Ma intanto ha migliorato il rating di Leonardo da BBB- a BBB, con outlook stabile sull'aspettativa che ebitda margin e generazione di flussi di cassa continueranno a migliorare nel periodo 2025-2028 e che i suoi indicatori di leva finanziaria si rafforzeranno ulteriormente.
Da Rheinmetall conti sotto le attese. I risultati leggermente inferiori al consenso nel secondo trimestre 2’25 (fatturato di 2,43 miliardi di euro rispetto ai 2,53 miliardi attesi) hanno avuto un effetto frenante sul titolo, ma un portafoglio ordini a 63,2 miliardi e la conferma delle stime per il 2025 mantengono solido il quadro. Jp Morgan ha ribadito la raccomandazione overweight con target a 2.250 euro; Deutsche Bank resta su buy ma con prezzo obiettivo decisamente più basso, a 1.950 euro. Il consenso si attesta a 2.110 euro. Considerato uno dei titoli-barometro del settore, ha avuto un assist il 12 agosto con le dichiarazione del ceo Armin Papperger, che ha voluto rasserenare il mercato. In un’intervista al Financial Times, Papperger ha detto che il quadro resta positivo e che i minori costi di produzione consentiranno di offrire i carri armati a prezzi più competitivi, alimemtando ordini e vendite.
Il backlog record di Fincantieri. Ricavi in aumento di oltre il 24% ed ebitda in crescita del 45% si accompagnano a un portafoglio ordini di 41,9 miliardi, con un carico di lavoro complessivo a livelli record, pari a euro 57,7 miliardi, che assicura visibilità di lungo periodo. Il gruppo vede nella difesa opportunità fino a 20 miliardi di euro al 2027, tra ordini per nuove fregate e sommergibili. Secondo Equita, che però ha un approccio conservativo con raccomandazione hold e target price a 16 euro, la pipeline commerciale in ambito militare è molto ricca. «Riteniamo importante per il titolo», scrivono gli analisti, «un'accelerazione dell'attività di export visto che Fincantieri ha prodotti e posizionamento internazionale di primario standing». Stando alle raccomandazioni di inizio agosto, Mediobanca conferma outperform e alza il target a 20 euro; Deutsche Bank resta su buy a 18,5 euro; Jefferies mantiene hold a 16,2 euro; Kepler Cheuvreux e Intermonte confermano valutazioni prudenti rispettivamente a 17 e 16,8 euro. Il prezzo target medio è di 17,41 euro.
Bae Systems alza la guidance. La prima metà dell’anno ha visto vendite e utili in crescita a doppia cifra e un backlog record che spinge le stime 2025 verso l’alto: +8–10% per le vendite e +9–11% per l’ebit. Citigroup ribadisce buy e alza il target price del colosso britannico a 2.192 pence; anche Deutsche Bank resta su buy ma a 2.170 pence. Il consensus si aggira a quota 2.075 pence. La sua posizione nei programmi Uk-Usa e l’alleanza Gcap (il caccia di sesta generazione che coinvolge Bae e Leonardo e i giapponesi) creano un corridoio industriale che vale contratti e ricadute tecnologiche. Ma se la visibilità sui flussi è riconosciuta, il titolo non sta brillando. È l’effetto, secondo gli analisti di valutazioni già prezzate e attesa di step decisivi su budget e progressi contrattuali.
Thales sopra le attese. La crescita dell’8,1% nelle vendite e solidità nei margini hanno permesso a Thales di alzare l’obiettivo di crescita organica per il 2025 al 6-7%, mantenendo il margine ebit rettificato sopra il 12%. Jefferies il target a 240 euro, mentre il consenso medio arriva a 279 euro, scommettendo su ampi spazi di rialzo. La sua diversificazione tra spazio, cybersecurity e avionica, sottolinano gli analisti, lo rende meno esposto ai soli cicli di spesa militare. Il titolo resta però sensibile ai movimenti della sterlina e alle politiche Usa.
Saab, agosto con downgrade. Il gruppo svedese ha sorpreso con un utile operativo trimestrale di 1,98 miliardi di corone e una guidance di crescita per il 2025 rivista al 16–20%. Il ceo Micael Johansson è sicuro della forte domanda a lungo termine del settore della difesa. Tuttavia, il titolo ha ceduto terreno a inizio agosto dopo i downgrade di Pareto Securities (hold, tp 550 corone) e Citigroup (sell, target 374 corone). Il consenso medio si ferma a 488 corone. Anche Dnb Carnegie mantiene un approccio prudente, ricordando che il titolo ha già raddoppiato il proprio valore negli ultimi due anni. (riproduzione riservata)