In cinque mesi di presidenza Trump l’indice Vix ha tracciato con precisione il battito cardiaco emotivo dei mercati. Dai livelli contenuti di gennaio, si è assistito a un progressivo irrigidimento della percezione del rischio: prima gli scontri tariffari con Cina, Messico e Canada, poi le tensioni geopolitiche, con il diverbio tra Trump e Zelensky. Tutto è culminato con il picco, oltre quota 50, registrato subito dopo il Liberation Day. «Il riflesso di uno shock sistemico», sottolinea Gabriel Debach, market analyst di eToro. In realtà, è dal 9 aprile, la giornata che ha segnato l’annuncio della tregua commerciale di 90 giorni, che l’indice di volatilità ha iniziato lentamente a rientrare. Da allora, il cammino non è stato lineare, ma ha preso la forma di una discesa controllata. I 30 punti di maggio hanno lasciato spazio ai 20 attuali, registrati il 17 giugno, con un +5,33% giornaliero che suggerisce, però, come l’instabilità resti latente, pronta a riemergere. «In questa fase, più che alimentarla, è stato proprio Trump a ridurre la volatilità».
Dopo il picco di aprile, i mercati hanno iniziato a vedere in lui non più un fattore destabilizzante, ma un presidente più prevedibile», spiega Debach. Nel mezzo ci sono stati il downgrade da parte di Moody’s, che ha colpito l’affidabilità creditizia degli Stati Uniti, e l’allargamento del conflitto in Medio Oriente con la guerra tra Israele e l’Iran e l’incubo di un coinvolgimento degli States. «Trump ha contribuito a calmare le acque. Ma è il contesto più ampio, fatto di assuefazione, cicatrici recenti e memoria corta, ad aver compresso il Vix. Il mercato non è diventato più sicuro. È solo diventato più selettivo nel decidere quando aver paura», chiarisce Debach.
La volatilità potrebbe, quindi, tornare a salire. Le prossime settimane restano cariche di incertezze, a partire dalla fine della moratoria sui dazi, prevista il 9 luglio. Sebbene circolino voci su un’intesa possibile con l’Europa, l’assenza di conferme ufficiali mantiene alta la tensione. Ma è sul fronte interno che la pressione si fa più intensa: al Senato Usa è in discussione il Big Beautiful Bill, un pacchetto ambizioso che accorpa aumento del tetto del debito, nuove misure fiscali pro-crescita e un maxi piano di spesa pubblica. La scadenza è chiara: entro metà luglio serve un accordo. «Oltre quella data si entra nella zona grigia della data X, il momento in cui il governo federale potrebbe non essere più in grado di onorare i propri obblighi finanziari. Un rischio che i mercati stanno iniziando a scontare con sempre maggior concretezza. Non a caso i credit default swap sui titoli di Stato americani sono schizzati a livelli prossimi a quelli italiani e greci. Un segnale», avverte l’esperto di eToro, che l’apparente calma di queste settimane potrebbe essere solo una tregua. E che il vero test, per la volatilità, deve ancora arrivare.
Anche perché l’estate è tradizionalmente un periodo di minor liquidità nei mercati e questo può portare a movimenti più accentuati dei prezzi e a una maggior volatilità, indica Martino Rigo, responsabile degli investimenti per JP Morgan Private Bank in Italia e Grecia. In tale contesto di incertezza, le banche centrali sono in bilico tra il taglio dei tassi per sostenere la crescita e politiche più conservative per affrontare eventuali tendenze inflazionistiche. «Sebbene non prevediamo una crisi del debito americano nel breve, il livello raggiunto dal rapporto debito/pil unito agli elevati costi di interesse desta qualche preoccupazione per una possibile perdita di fiducia da parte degli investitori e instabilità politica interna, che può generare volatilità sui mercati, soprattutto se dovesse essere approvato entro il 4 luglio il disegno di legge sulla spesa pubblica senza essere indebolito». Allora, prevede Julian Howard, Chief Multi-Asset Investment Strategist di Gam, è possibile che i rendimenti obbligazionari aumentino, creando volatilità. Per l'Europa, in particolare, la bassa inflazione sta lanciando i primi segnali di allarme di una crescita modesta e di una stagnazione che hanno caratterizzato le prospettive del continente per oltre un decennio. È chiaro che l'espansione fiscale della Germania non arriverà mai abbastanza presto.
In ogni caso Alessandro Bucelli, responsabile gestioni patrimoniali di Soprarno Sgr, non vede un nesso di casualità specifico in negativo, anche perché negli ultimi anni i mercati hanno spesso chiuso l’estate positivamente, sostenuti dai fattori macro e da una ripresa economica più robusta delle attese. L’indice Ftse Mib di Piazza Affari ha seguito dinamiche simili a quelle europee, con una certa volatilità estiva, ma spesso con performance positive, soprattutto negli ultimi anni (+10,7% tra giugno e agosto 2023). Quindi, non bisogna deragliare dal proprio piano di investimento di lungo termine per motivi di stagionalità. E per un investitore che punta non solo alla conservazione del potere d’acquisto, ma anche a un po’ di crescita, l’esposizione azionaria nei mesi estivi potrebbe pesare fra il 30% e il 50%, suggerisce Manuel Pozzi, direttore investimenti di M&G Investments. In più con una borsa che ha già corso parecchio da inizio anno e inizia ora una fase estiva tipicamente meno brillante, potrebbe valere la pena mantenere un po’ più di liquidità da usare gradualmente. Un 10% di liquidità per un investitore con una propensione al rischio media, suggerisce Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, un 40% di azioni, un 30% di obbligazioni (bond governativi a medio-lunga scadenza e corporate bond investment grade a medio-breve termine), 15% di oro (o altri investimenti in beni rifugio) e 5% criptovalute, in particolare bitcoin. Anche l’argento potrebbe essere interessante: nonostante il recente aumento il rapporto oro/argento è a quota 90 contro un valore storico di poco sopra i 60, sostiene Bucelli. Rimane cruciale la diversificazione valutaria in virtù della recente volatilità osservata sul cambio euro/dollaro che Rigo si aspetta in ulteriore rialzo nei prossimi mesi.
Se un approccio value può consentire di cavalcare meglio sia le incertezze che le opportunità presenti nel mercato azionario europeo, per Pozzi telecomunicazioni, utility e consumi sono i classici settori difensivi (si veda la tabella sotto), che tengono meglio quando si teme per l’economia o per il commercio mondiale. Ma in realtà stanno facendo molto bene anche alcuni settori tipicamente ciclici, come finanziari e industriali, tra cui quelli legati alla difesa. «Monitoriamo da vicino quest’ultimo settore, soprattutto Leonardo, Rheinmetall e Thales e quello della space economy, infatti ci aspettiamo una nuova corsa per i satelliti e guardiamo con particolare interesse a Rocket Lab e Iridium Communications, mentre tra i titoli difesivi», indica Diodovich, «preferiamo quelli del healthcare europeo e delle utility», queste in particolare offrono rendimenti dei dividendi interessanti (nel caso di Enel, Erg, Engie, Veolia, Snam, Edp, Fortum tra il 5% e il 6%). Finanziari ed healthcare, concorda Debach, mostrano fondamentali più stabili e meno dipendenti dal ciclo o dalla diplomazia commerciale.
La ricetta di Kent Hargis, gestore dell’AB Low Volatility Portfolio di AllianceBernstein, per reggere agli umori di Trump e alle guerre si basa sul trittico qualità, stabilità e prezzo: società di qualità, con flussi di cassa stabili, che scambiano a valutazioni interessanti. Società che riflettono questi parametri sono in grado di mitigare gli effetti dell’inflazione e dei tassi, spiega Hargis, che vede fonti difensive anche nella tecnologia, nelle aziende che hanno stabilito la loro leadership nella fornitura di software, o nei finanziari, quando si parla di importanti aziende di pagamento. Ad esempio Sap sta operando una trasformazione del suo modello verso il cloud e le valutazioni attuali non riflettono le prospettive di crescita, stabilità e qualità che questa transazione offrirà all'azienda.
E se Prysmian rispetta il parametro della qualità, essendo il più grande produttore di cavi ad alta tensione e sottomarini, settore in cui sta continuando a crescere migliorando il margine operativo, la compagnia assicurativa Axa è tornata a concentrarsi sulla crescita, dopo aver acquisito e ristrutturato il business di reinsurance. Questo le permette di avere un miglior ritorno sul capitale e di remunerare gli azionisti attraverso buyback e dividendo. Mentre la trasformazione di Visa da rete di pagamenti per i consumatori a piattaforma globale di pagamenti e servizi di dati è ancora poco apprezzata. Con i servizi a valore aggiunto e i nuovi flussi, come il B2B transfrontaliero, le rimesse e i movimenti di denaro in tempo reale, che oggi rappresentano oltre il 30% del fatturato, crescendo a un tasso di oltre il 20% all'anno, il colosso dei pagamenti è in grado di incrementare gli utili ben oltre ciò che indicano le metriche tradizionali.
Tra le obbligazioni, quelle a breve scadenza e con merito di credito medio-alto offrono un rendimento almeno in linea con l’inflazione, quindi vanno privilegiati, secondo Pozzi. I titoli di Stato con scadenze lunghe sono soggetti a una certa volatilità, date le incertezze su crescita e inflazione. Le obbligazioni ad alto rendimento e maggior rischio di credito oggi pagano un premio un po’ basso, anche se il rendimento totale è ancora interessante, suggerendo una certa cautela. I bond emergenti offrono migliori opportunità, anche per puntare a una diversificazione, specie se in valuta locale. Anche per Debach è meglio restare sulla parte breve della curva e puntare su emittenti di alta qualità. Non è il momento di allungare troppo le scadenze: il rendimento c’è, ma va cercato con disciplina. In chiave valutaria, si possono valutare anche esposizioni in valute oppure nei governativi europei a breve termine, con i Paesi periferici che offrono interessanti rendimenti, in attesa della direzione definitiva della Bce.
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