Parigi chiama Renault al fronte. Il gruppo automobilistico è stato ufficialmente contattato dal ministero delle Forze Armate francese per valutare un possibile coinvolgimento nella produzione di droni, con particolare attenzione alla possibilità di realizzarli direttamente in Ucraina.
La notizia, confermata dallo stesso costruttore automobilistico francese, arriva dopo le dichiarazioni del ministro Sébastien Lecornu, che nei giorni scorsi aveva preannunciato la creazione di una partnership tra una «grande azienda automobilistica francese» e una piccola impresa della difesa per avviare linee produttive di droni sul suolo ucraino.
In una nota Renault ha precisato: «Siamo stati contattati dal Ministero delle Forze Armate per discutere della possibilità di produrre droni. Sono avvenuti dei colloqui, ma al momento non è stata presa alcuna decisione: siamo in attesa di ulteriori dettagli sul progetto da parte del ministero». La società guidata dal ceo italiano Luca de Meo per il momento non fa altri commenti in merito alla questione.
La scelta di Renault per questa collaborazione rappresenterebbe un passo significativo nella strategia della Francia di intensificare la produzione militare in tempi rapidi, anche attraverso l'impiego di capacità produttive del settore civile. Il ministro Lecornu ha definito l’accordo in discussione come un’iniziativa «win-win», che non solo rafforzerebbe le capacità ucraine sul campo con una produzione su larga scala di droni, ma permetterebbe anche all’esercito francese di disporre di sistemi per l’addestramento operativo «calibrato sulla realtà del conflitto» in corso.
Un elemento chiave da considerare nel possibile sviluppo di questo progetto è il ruolo dello Stato francese, che detiene il 15% del capitale di Renault ed è quindi il primo azionista del gruppo. Questo fattore avrà inevitabilmente un peso specifico nelle decisioni strategiche che dovranno essere prese dal ceo de Meo. In altre parole, le scelte di Renault in materia di produzione militare — tanto più se effettuata in un contesto geopolitico ad alta tensione come l’Ucraina — non potranno ignorare del tutto le valutazioni e dagli interessi dell’azionista pubblico.
Si tratterebbe, inoltre, di una svolta storica per il costruttore automobilistico, che entrerebbe per la prima volta nel settore della difesa con una produzione bellica destinata non solo a un Paese in guerra, ma anche a soddisfare esigenze tattiche dell’esercito francese. Un’operazione che implicherebbe anche la necessità di riconversioni industriali e adeguamenti tecnologici delle linee produttive.
I droni si sono rivelati determinanti nella strategia difensiva ucraina dall’inizio dell’invasione russa nel 2022, grazie alle loro capacità di sorveglianza e attacco che hanno radicalmente modificato le tattiche di combattimento. Produrli in loco, in collaborazione con un colosso industriale come Renault, rappresenterebbe per Kiev un vantaggio strategico e logistico di prim’ordine.
Del resto, già nei mesi scorsi, il delegato generale per l’armamento Emmanuel Chiva aveva sottolineato la necessità di produrre «migliaia di droni in pochi mesi», anche grazie all’impiego di filiere industriali civili. Renault, con la sua capacità produttiva e know-how ingegneristico, appare come un candidato naturale per contribuire a questo sforzo, benché restino da definire molti dettagli operativi e commerciali. Per ora, dunque, nessuna decisione definitiva. Ma il dossier è aperto, e con un azionista pubblico come la République, sarà difficile ignorare le priorità strategiche di Parigi. (riproduzione riservata)