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Massimo Banzi, Arduino
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Arduino, i numeri e il successo dell’open source che ha sedotto Qualcomm

10 ottobre 2025, 20:00

Dietro il successo di Arduino: ecco i suoi numeri e come l’open source italiano ha conquistato Qualcomm, aprendo una nuova era per AI e Internet of Things

L’icona italiana dell’open-source entra ufficialmente nell’orbita di Qualcomm. Il colosso americano dei semiconduttori ha annunciato l’acquisizione di Arduino, la società nata a Ivrea e simbolo mondiale della democratizzazione dell’hardware, e la porterà al servizio dell’AI. Il valore dell’operazione non è stato reso noto, ma il deal è un passaggio strategico importante per entrambe le realtà: per Qualcomm è un ingresso diretto nella comunità globale dei maker e degli sviluppatori; per Arduino vale l’accesso alle tecnologie di frontiera dell’AI e dell’Internet delle Cose (IoT).


Fondata nel 2005 da un gruppo di menti guidate dall’italiano Massimo Banzi, Arduino è diventata in pochi anni un fenomeno mondiale. Le sue schede elettroniche programmabili hanno reso possibile, con pochi euro, costruire robot, sensori ambientali o dispositivi intelligenti. In sostanza, ha reso l’hardware accessibile come il software, abbattendo le barriere tra ingegneri e semplici appassionati. Oggi la comunità conta oltre 33 milioni di utenti attivi, tra studenti, ricercatori, startupper e professionisti. È forse anche questo capitale umano - oltre ai brevetti - ad aver attratto l’interesse del gigante di San Diego.

L’obiettivo di Qualcomm con l’acquisizione di Arduino

L’acquisizione segna anche una svolta nella strategia di Qualcomm sull’AI Edge, ovvero l’intelligenza artificiale distribuita su dispositivi periferici. Integrando la semplicità del framework di Arduino con la potenza di calcolo dei propri chip, Qualcomm punta a creare una piattaforma per l’IoT capace di unire hardware, software e servizi cloud. È la prosecuzione di una linea già avviata con l’ingresso di società come Edge Impulse (machine learning su dispositivi a basso consumo) e Foundries.io (gestione sicura dei sistemi embedded). L’obiettivo, ha spiegato Nakul Duggal, general manager IoT di Qualcomm, è «democratizzare l’accesso alle nostre tecnologie di AI e computing, portandole nelle mani di milioni di sviluppatori in tutto il mondo».


Il primo frutto della nuova sinergia sfrutterà Arduino Uno Q, una scheda ibrida che unisce al classico microcontrollore Arduino un processore Qualcomm Dragonwing, capace di eseguire sistemi operativi complessi come Linux Debian e gestire applicazioni di intelligenza artificiale. Una mossa che posiziona Arduino in una fascia di mercato più evoluta, senza però tradire la propria missione originaria: semplicità, accessibilità e filosofia open source.

Ecco i numeri di Arduino e della capogruppo in Svizzera

Dietro l’immagine di startup creativa, Arduino è una realtà industriale strutturata. Dalla sede di Torino - che resterà il cuore della ricerca e sviluppo - coordina una rete di attività internazionali, con centri a Malmö e Somerville (Massachusetts) e la capogruppo Arduino sa in Svizzera, costituita nel 2017 dopo la riunificazione delle diverse anime societarie. E proprio nel bilancio 2024 di Arduino srl, la controllata italiana, si preannunciava un’operazione straordinaria «attesa entro il terzo trimestre 2025», poi effettivamente concretizzatasi con Qualcomm.


I numeri del bilancio visionato da MF-Milano Finanza raccontano un’azienda in crescita ma ancora in fase di investimento: nel 2024 ricavi per 28,1 milioni di euro e perdita di 11,8 milioni, in aumento rispetto ai 7,3 milioni di rosso del 2023. La capogruppo svizzera, nel bilancio 2023, riportava attivi per 58,1 milioni di franchi e una perdita di 4,4 milioni, dopo i 5,4 milioni dell’anno precedente. Dati che riflettono la spinta verso lo sviluppo di nuovi prodotti e l’espansione internazionale, sostenuta anche da oltre 54 milioni di dollari di capitali raccolti tra il 2022 e il 2023.

Un’operazione che può fare bene a entrambe

Per Qualcomm, che vede nell’IoT uno dei suoi segmenti più dinamici, Arduino rappresenta la porta d’ingresso privilegiata verso una base globale di sviluppatori e piccole imprese innovative. L’integrazione consentirà di diffondere più rapidamente le tecnologie proprietarie dell’americana, dalle soluzioni di visione artificiale ai moduli di connettività avanzata, utilizzando la rete di distribuzione e la forza del brand Arduino.

Per l’azienda piemontese, invece, l’operazione segna una nuova fase: da strumento per «la prototipazione» a vera piattaforma industriale, come ponte tra creatività e produzione di massa. Il tutto mantenendo il cuore italiano - con Torino confermata come centro di ricerca - e con una promessa ai propri utenti: continuare a fornire strumenti aperti, accessibili e ora potenziati dall’intelligenza artificiale.

L’operazione con Qualcomm chiude idealmente un cerchio aperto vent’anni fa nei laboratori di Ivrea, dove un gruppo di docenti cercava un modo semplice per insegnare elettronica e design interattivo. Da progetto didattico a simbolo globale dell’open innovation, Arduino entra ora in una dimensione più globale, senza tradire la sua identità. Un piccolo circuito stampato, nato in Italia, ha cambiato il mondo. E ora, con Qualcomm, punta a reinventarsi una seconda volta. (riproduzione riservata)



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