L’Unione Europea dovrebbe cancellare il Digital Markets Act (Dma). La richiesta arriva da Apple, secondo la quale la legge – entrata in vigore nel 2024 per tutelare la concorrenza nel mercato digitale – danneggia utenti e imprese.
«Con il passare del tempo, è diventato chiaro che il Dma non sta aiutando i mercati. Sta rendendo più difficile fare business in Europa», scrive Apple in una nota. Di conseguenza, le autorità europee dovrebbero valutare «più attentamente le ripercussioni che questa legge ha sui cittadini e sulle cittadine dei Paesi Ue che usano i prodotti Apple ogni giorno».
La legge, continua Cupertino, ha portato «un peggioramento dell’esperienza» degli utenti europei, «compromettendo la semplice e perfetta integrazione fra i diversi prodotti Apple». Inoltre, per Apple il Dma «non favorisce nemmeno i mercati europei» dal momento che «anziché competere sull’innovazione, aziende con una posizione già consolidata distorcono la legge per favorire i propri interessi: raccogliere più dati sui cittadini dell’Ue o appropriarsi gratuitamente della tecnologia Apple».
Il Dma ha individuato delle piattaforme «gatekeeper» (Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft e Bytedance), a cui ha imposto obblighi specifici sull’interoperabilità dei servizi, l’accesso ai dati e il consenso esplicito degli utenti alla profilazione. Se non rispettano i paletti dell’Ue, le società rischiano multe fino al 10% del fatturato globale (il 20% in caso di recidiva).
Questa normativa fa il paio con il Digital Services Act (Dsa), l’altra norma europea per regola i servizi digitali. Le due leggi sono poco gradite ai colossi tecnologici americani, che le considerano eccessivamente restrittive e lesive dell’innovazione e della libera iniziativa.
Le big tech hanno già ricevuto alcune sanzioni dall’Ue, proprio per violazioni del Dma. In particolare Apple ha ricevuto una multa di 500 milioni di euro ad aprile 2025, perché non consente agli sviluppatori di reindirizzare gli utenti a servizi esterni all’App Store. Cupertino ha fatto ricorso contro la richiesta dell’Ue di garantire l’interoperabilità aprendo a terzi il sistema iOS.
Meta, invece, è stata sanzionata con 200 milioni di euro per il suo modello «consenso o pagamento» su Facebook e Instagram, che obbliga gli utenti a scegliere tra accettare la pubblicità personalizzata o pagare un abbonamento. (riproduzione riservata)