L’intelligenza artificiale non è più solo una leva di produttività o un moltiplicatore di efficienza. Ma si sta consolidando come fattore di accelerazione al cybercrime: un’arma industriale, scalabile, a basso costo. E soprattutto disponibile. Il cambio di paradigma è raccontato nel report «L’Intelligenza Artificiale come Arma» realizzato da Maticmind – Zenita Group, secondo cui dalla fine del 2022 gli attacchi cyber AI-assisted sono cresciuti di oltre il 220% anno su anno. A inizio 2025 più dell’80% delle campagne di phishing globali era già supportato da AI generativa, con tassi di successo moltiplicati fino a quattro volte.
Il Dark Web ha metabolizzato questa trasformazione prima di chiunque altro. Nel 2024 le menzioni di strumenti di “Dark AI” sono aumentate del 219% nei forum underground. Le piattaforme criminali di AI-as-a-service sono esplose: da meno di dieci a oltre trentacinque in un solo anno. Modelli linguistici progettati per frodi, phishing e malware vengono venduti come abbonamenti, pacchetti “lifetime” o addirittura distribuiti gratuitamente.
Un singolo operatore può generare fino a un milione di messaggi al giorno, attingendo a un bacino di oltre 15 miliardi di credenziali compromesse. Il risultato è un’esplosione delle frodi finanziarie: le truffe App sono destinate a più che raddoppiare entro il 2028.
Uno dei punti più forti del report è la demolizione di un mito: creare un’AI criminale non richiede risorse da Stato-nazione. Bastano poche ore per rimuovere i guardrail di un modello open-source e renderlo permanentemente malevolo. Il costo? Una Gpu consumer o poche decine di euro di cloud. Una volta “corrotto”, il modello conserva tutte le sue capacità originarie, ma risponde senza limiti a richieste criminali.
Anche sul fronte geopolitico l’intelligenza artificiale ha già assunto un ruolo strategico. Cina, Russia, Iran e Corea del Nord concentrano oltre tre quarti delle operazioni cyber sospette. Solo la Corea del Nord, secondo il report, ha sottratto 2,02 miliardi di dollari in criptovalute nel 2025.
Le perdite economiche globali derivanti da frodi e attacchi AI-driven sono già ingenti, stimate in circa 12,3 miliardi di dollari per il 2023, con proiezioni che le vedono salire fino a 40 miliardi entro il 2027. Per l’Italia, il cybercrime nel suo complesso già costa al Paese una cifra stimata di 60–66 miliardi di euro l’anno (circa il 3,5% del pil).
Le campagne più avanzate mostrano AI in grado di eseguire fino al 90% delle fasi operative — dalla ricognizione all’esfiltrazione — colpendo decine di target in parallelo. E nel frattempo, la governance resta indietro. Le regole valgono per le piattaforme legittime, non per il Dark Web dove l’AI è anonima, opaca e fuori controllo. Il 2026 sarà l’anno di «un nuovo rischio sistemico» e tale evoluzione «richiede risposte urgenti e coordinate a livello istituzionale per mitigare i rischi di una nuova corsa agli armamenti cibernetica alimentata dall’intelligenza artificiale». (riproduzione riservata)