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Allarme Bce su Wall Street. Azioni esposte al rischio di correzioni a causa di alte valutazioni e concentrazione del mercato
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Allarme Bce su Wall Street. Azioni esposte al rischio di correzioni a causa di alte valutazioni e concentrazione del mercato

09 gennaio 2025, 21:45

Secondo un’analisi Bce le azioni sono esposte a rischi legati alle valutazioni (soprattutto delle sette bigtech) e all’alta concentrazione del mercato. La banca centrale indica analogie e differenze rispetto alla bolla dot.com

La Bce mette in guardia sui rischi legati alle valutazioni delle azioni Usa, in particolare quelle dei sette colossi che da soli valgono oltre un terzo dell’indice S&P 500 (Alphabet-Google, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla). «A causa delle valutazioni elevate e della significativa concentrazione del mercato, le azioni rimangono esposte a shock avversi», ha osservato un’analisi del bollettino economico Bce. «Nell’attuale contesto, caratterizzato da un panorama geopolitico in evoluzione, da debito elevato e da incertezza su risultati economici e futuri incrementi di produttività per l’AI, potrebbero essere più probabili spostamenti improvvisi verso posizioni avverse al rischio».

I rischi secondo la Bce

Francoforte per esempio ha rilevato che le revisioni al ribasso delle prospettive macroeconomiche «potrebbero esercitare un impatto maggiore sui prezzi dei mercati azionari durante i periodi di valutazioni elevate come quello attuale. Alla luce di questo e della significativa concentrazione del mercato azionario Usa, i rischi potrebbero diventare sempre più rilevanti». Già a novembre il vicepresidente Bce Luis De Guindos aveva evidenziato il timore di «brusche e improvvise correzioni» sui mercati legate anche alle elevate esposizioni verso i colossi Usa e a una possibile bolla nel settore dell’intelligenza artificiale.

Le valutazioni negli Usa

L’analisi Bce ha sottolineato che da inizio 2023 gli aumenti dei titoli Usa hanno prodotto valutazioni «elevate», in particolare per le cosiddette «magnifiche sette». Nonostante la stretta della Fed e gli shock geopolitici, negli Stati Uniti i valori azionari sono aumentati di quasi il 60%. I rendimenti azionari delle sette società hanno superato in misura significativa quelli degli altri titoli con un incremento di circa il 75% nel 2023 e del 45% nel 2024. Di conseguenza le valutazioni, in termini di rapporto prezzo-utili, hanno raggiunto un livello pari a circa 30, ben al di sopra della mediana dell’indice S&P 500 pari a 20 e superiore al livello mediano a lungo termine pari a 17.

Il confronto con l’era dot.com

Secondo la Bce «è opportuno valutare questi andamenti alla luce dell’esperienza del periodo dot.com». In particolare «come in quel periodo, alimentato dal diffuso entusiasmo per Internet, l’attuale andamento di mercato delle società tech è stato sostenuto da un forte ottimismo riguardo alle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale», ha aggiunto l’analisi.

La Bce ha indicato analogie e differenze tra i due casi. Mentre il boom dei titoli tecnologici ha riguardato numerose start-up di piccole dimensioni ad alta leva, il boom dell’AI si è concentrato tra le società più grandi dell’S&P 500. I titoli delle sette big rappresentano circa un terzo della capitalizzazione di mercato dell’indice, rispetto al 17% delle sette maggiori società nell’era dot.com.

Inoltre le bigtech Usa hanno oggi un potere di mercato più ampio e margini di profitto più elevati, pari al 20%, rispetto al 5-10% delle società tech Usa alla fine degli anni Novanta. Allora molte start-up facevano affidamento sulla leva, mentre le “magnifiche sette” dispongono di ampie riserve di liquidità e di un accesso al finanziamento esterno a basso costo, che consente loro di investire in ricerca e sviluppo e di rilevare concorrenti di minori dimensioni. Le barriere all’ingresso consentono di preservare quote di mercato e acquisire valore.

Gli utili attesi

Gli elevati profitti attesi nel settore tecnologico Usa, legati alla rivoluzione dell’AI, hanno spinto i valori azionari. Ma una crescita degli utili del 18%, come quella attesa per l’indice S&P 500 nei prossimi anni, è stata «realizzata di rado», ha rilevato l’analisi. Per esempio nel 2000 gli utili attesi erano altrettanto elevati, ma quelli realizzati sono poi stati molto inferiori. Secondo la Bce anche la propensione al rischio, stimolata dalla riduzione dell’inflazione senza recessione negli Usa, è stata un altro fattore importante nell’aumento dei valori azionari. Ma ora i mercati sono esposti al rischio di profitti delle bigtech inferiori alle attese. (riproduzione riservata)



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