La spesa al supermercato per gli italiani è sempre più cara. I prezzi al consumo dei beni alimentari a luglio 2025 crescono a luglio 2025 sono più elevati del 30,1% rispetto a quanto registrato nel 2019. Lo afferma l'Istat nella sua Nota sull'andamento dell'economia relativa a luglio-agosto 2025.
I rincari italiani risultano però sensibilmente più contenuti sia rispetto alla media Ue (+39,2%) sia, degli altri principali Paesi europei: la Germania e Spagna segnano rispettivamente il +40,3% e il 38,2%. L’aumento in Francia è stato invece inferiore, attestandosi al 27,5%.
I prezzi dei beni alimentari, che rappresentano l’88,5% del totale dei beni inclusi nel carrello della spesa, ha ovviamente condizionato l’andamento di questo indice che è cresciuto dal +3,2% su base annua di luglio al +3,5% di agosto. Una dinamica che diverge dal costante ridimensionamento dell’indice dell’inflazione nazionale, arrivato all’1,6% ad agosto, grazie alla riduzione dei prezzi dei beni energetici.
Secondo l’Istat i dati sui bonus sociali per contrastare i rincari energetici confermano che i sussidi sono utili «nel contenere l’effetto dell’incremento dei prezzi», anche se tale capacità si è ridotta con il ridimensionarsi dei prezzi dell’energia. Infatti nel solo 2024 i bonus sociali hanno contribuito a ridurre la povertà energetica di 1,6 punti percentuali (dal 10,8% al 9,2%). Eppure più della metà delle famiglie in condizioni di povertà energetica non sono state raggiunte dai sussidi e si osserva la percentuale più alta di famiglie che ricevono il bonus ma rimangono in condizioni di povertà (52,6%).
Passando invece ai dati macroeconomici, la nota dell’Istat mostra che il pil italiano nel secondo trimestre ha mostrato una lieve flessione (-0,1% su base congiunturale): a fronte di un calo dell'export e di un accumulo di scorte, i consumi privati sono risultati stabili mentre la dinamica degli investimenti, seppure in rallentamento, è stata positiva.
In particolare, l'interscambio commerciale italiano tra aprile e giugno ha evidenziato una decelerazione, guidata dal calo delle esportazioni verso i mercati extra-Ue: al rallentamento dell'export verso gli Stati Uniti (causa incognita dazi) si sono associate forti flessioni verso Regno Unito, Cina, Russia e Turchia. Però l’export della farmaceutica, dove è rilevante la presenza di multinazionali, verso gli Stati Uniti sono quasi raddoppiate nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2024, e sono aumentate di oltre il 60% nel secondo.
Quanto alla produzione industriale, torna a crescere a luglio su base congiunturale (+0,4%) per il secondo mese consecutivo, mentre rispetto allo stesso mese del 2024 la crescita sfiora l’1%. Cala invece la fiducia delle imprese manifatturiere in agosto a fronte di un miglioramento nei servizi.
L’Istat si è infine soffermato sul mercato del lavoro italiano: si registra un ulteriore incremento a luglio sia del numero di occupati rispetto al mese precedente (+0,1%, +13 mila unità), sia del tasso di occupazione (62,8%, +0,1 punti percentuali). (riproduzione riservata)