L’Africa sta cercando di guadagnare terreno nel panorama della finanza sostenibile. In particolare, la Nigeria ha raccolto 59 milioni di dollari grazie a una nuova emissione di green bond, suscitando un entusiasmo definito «forte» dallo stesso governo. Funzionano come i classici titoli di Stato ma la vera differenza sta nella destinazione delle risorse: energie rinnovabili, edilizia eco-sostenibile, gestione dell’acqua, agricoltura resiliente, conservazione ambientale.
Con l’ultima emissione conclusa a metà giugno 2025, la Nigeria ha portato a termine la sua terza offerta di green bond. Il successo è stato netto: l’offerta iniziale da 50 miliardi di naira (circa 59 milioni di dollari) ha raggiunto sottoscrizioni per oltre 91 miliardi, con un tasso di interesse del 18,95% annuo. Una cedola molto alta, necessaria per attrarre investitori in un contesto segnato da instabilità macroeconomica e rischio valutario. Basti pensare che, per lo stesso tipo di obbligazioni, la Francia ha offerto il 3%, e la Cina meno del 2%.
La Nigeria non è nuova a questo strumento: è stato il primo paese africano a emettere green bond, nel 2017 e poi nel 2019. Oggi, punta a destinare questi fondi al raggiungimento degli obiettivi climatici fissati nell’Accordo di Parigi, incluso il traguardo di zero emissioni nette entro il 2060. L’obiettivo più immediato? Portare la quota delle rinnovabili al 60% del mix energetico entro il 2050, contro il 22% registrato nel 2020.
Secondo l’Africa Policy Research Institute nel 2023 l’intero continente ha rappresentato meno dell’1% delle emissioni globali di green bond, pari a circa 5 miliardi di dollari. Ma la crescita è vertiginosa: +125% in un solo anno. Un’espansione trainata da un mix di urgenze climatiche e nuove opportunità di sviluppo.
Anche altri Paesi africani stanno entrando nel mercato, un esempio è l’emissione record della Costa d’Avorio da 1,5 miliardi di dollari. In Africa orientale, Acorn Holdings in Kenya ha raccolto 40,9 milioni nel 2019 per finanziare alloggi ecosostenibili per studenti a Nairobi. La Tanzania ha debuttato nel 2023 con un green bond da 300 milioni di dollari, emesso da Crdb Bank per progetti energetici, infrastrutturali e idrici.
Ma non mancano gli ostacoli: l’instabilità economica e politica, l’elevata inflazione, il rischio di cambio e le carenze infrastrutturali frenano l’interesse degli investitori esteri. A ciò si aggiungono le sfide legate alla trasparenza normativa e il pericolo del greenwashing, ovvero finanziare progetti spacciati per «verdi» senza veri benefici ambientali.
Eppure, l’interesse resta alto. L’Africa, pur contribuendo solo al 3,8% delle emissioni globali di gas serra, è tra le regioni più colpite dal cambiamento climatico. E secondo molti analisti, il continente ha un enorme potenziale in termini di risorse naturali ed energie pulite. (riproduzione riservata)