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Aeffe, sede di San Giovanni in Marignano
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Aeffe, tra sfilate ed esuberi: il Mimit vuole un piano industriale. E spunta l’ipotesi quota pubblica

03 febbraio 2026, 16:36 Ultimo aggiornamento: 16:37

Mentre il gruppo partecipa alla Dubai Fashion Week, in Italia centinaia di posti di lavoro sono a rischio. Il ministero cerca un player industriale pronto a investire: al vaglio una quota per Invitalia  

Il gruppo Aeffe, storico nome della moda italiana titolare di marchi come Alberta Ferretti, Moschino e Pollini, è in piena crisi. Da quando è stata avviata la procedura di composizione negoziata della crisi della società, le condizioni di centinaia di lavoratori – dislocati tra i poli produttivi di tutta Italia – sono diventate sempre più precarie. 

A ottobre il board di Aeffe ha deciso di avviare la procedura di licenziamento collettivo per le due società più in difficoltà (Aeffe S.p.A. e Pollini S.p.A.), coinvolgendo oltre 200 posti di lavoratori. Dopo le prime trattative con le parti sociali e una volta conclusasi la procedura di licenziamento collettivo senza alcun accordo, Aeffe ha avviato i primi licenziamenti partendo proprio dalla storica sede di San Giovanni in Marignano in provincia di Rimini, dove lavorano oltre 400 persone. 

Il gruppo, che è attualmente impegnato alla Dubai Fashion Week dove Alberta Ferretti è Guest Designer per l’edizione Autunno/Inverno 2026/27, ha spiegato che la riduzione degli organici è necessaria per far fronte alla profonda crisi del settore del lusso. Nell’ultimo bilancio disponibile del gruppo Aeffe, riferito al primo semestre del 2025, i ricavi consolidati sono in calo del 27,7% e la perdita netta si attesta a 28,5 milioni di euro, a fronte di un indebitamento netto di 170,8 milioni.

Il nodo degli esuberi 

La tensione sui lavoratori e sulle comunità locali è alta. I sindacati hanno chiesto l’intervento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso, e del ministero del Lavoro, temendo che i piani di taglio possano compromettere la continuità industriale e la reputazione dei marchi italiani nel mondo.

Il Mimit ha quindi aperto un tavolo di crisi ad hoc, per cercare di evitare che la crisi si trasformi in una frattura strutturale del gruppo. Tuttavia, almeno per il momento Aeffe non sembra aver intenzione di fare passi indietro sul piano di esuberi che, stando ai numeri della Cigl di Rimini, riguarderanno circa il 78% degli occupati di San Giovanni Marignano e il 22% dello stabilimento di Milano. 

Serve un player industriale, l’ipotesi Invitalia

Il dicastero guidato da Adolfo Urso, durante l’incontro del 21 gennaio scorso, ha ribadito che qualsiasi supporto pubblico dipenderà dalla presentazione di un piano industriale credibile, sostenibile e duraturo, in grado di salvaguardare occupazione e marchi. Il ministero ha confermato la disponibilità a sostenere Aeffe con tutti gli strumenti a disposizione, inclusi eventuali interventi di rafforzamento della compagine societaria.

L’obiettivo resta quello di individuare un soggetto industriale che possa essere interessato a investire nelle società. E in questo contesto, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, viene valutata anche l’ipotesi di una compartecipazione di Invitalia come socio e partner finanziario, condizionata però alla qualità del piano e all’impegno degli attuali azionisti.  

La partita si gioca ora sulla capacità di mettere a punto un progetto industriale, che permetta al gruppo di superare la contrazione dei ricavi, tutelare l’occupazione e restare competitivo nel mercato globale del lusso. Il prossimo incontro al Mimit è già fissato per il 2 marzo e sarà un primo banco di prova per capire se Aeffe riuscirà a trasformare la crisi in un’opportunità di rinnovamento o se il rischio occupazionale continuerà a crescere. (riproduzione riservata) 



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