«L’Aquila oggi non è solo una città ricostruita, ma un luogo rigenerato, capace di trasformare il dolore in speranza e l’emergenza in rinascita». Con queste parole il sindaco dell’Aquila e presidente di Anci Abruzzo, Pierluigi Biondi, ha aperto il suo intervento all’Abruzzo Economy Summit, in un panel dedicato al percorso che ha portato il capoluogo ad essere riconosciuto capitale italiana della cultura 2026.
Biondi ha rivendicato il ruolo centrale della cultura nel processo di rinascita della città post-sisma: «La cultura non è un orpello, ma il motore della crescita civile, sociale ed economica di una comunità». Da qui la scelta di puntare su memoria, identità, creatività e ricerca, elementi che hanno consentito di restituire vita a uno dei centri storici più estesi d’Italia e di proiettare L’Aquila su una dimensione nazionale e internazionale.
Un tassello fondamentale di questa strategia è stata la nascita del primo osservatorio culturale urbano in Italia, strumento che unisce ricerca scientifica, ascolto del territorio e formazione. «Grazie ai dati dell’osservatorio», ha spiegato, «imprese culturali e istituzioni pubbliche possono prendere decisioni più informate e mirate».
Biondi ha descritto L’Aquila come una «città di conoscenza, cultura, formazione e innovazione», sottolineando che l’esperienza maturata negli anni della ricostruzione può rappresentare un modello per le aree interne dell’Abruzzo e del Paese: «La ricostruzione è un processo sociale e comunitario. Con una governance innovativa abbiamo restituito in tempi rapidi servizi, funzioni e identità a un’intera città. È un modello che può diventare un punto di riferimento non solo per affrontare le emergenze, ma anche per generare sviluppo stabile e duraturo, con benefici che vanno oltre i confini comunali e che rafforzano l’intero Abruzzo». Concetti condivisi anche da Pierluigi Sacco, coordinatore scientifico del progetto L’Aquila Capitale italiana della Cultura, che ha sottolineato come gli investimenti in cultura generino non solo ritorni economici, ma anche crescita di competenze e capacità critiche diffuse nella popolazione. (riproduzione riservata)