A un paio di giorni dalla scadenza del Tltro (Targeted longer-term refinancing operations), Abi chiede più flessibilità per le piccole banche sul fronte della raccolta obbligazionaria. Lunedì 26 il direttore generale dell’associazione Giovanni Sabatini è intervenuto sul tema nel corso di un’audizione alla Commissione politiche europee del Senato.
In particolare Sabatini si è concentrato sul cosiddetto Mrel (Minimum Requirement for own funds and Eligible Liabilities), cioè il cuscinetto che garantisce agli istituti una capacità sufficiente di assorbimento delle perdite e di ricapitalizzazione in caso di bail-in. Le banche hanno un obiettivo da raggiungere entro gennaio 2024 e la maggior parte lo ha già raggiunto, anche se tra le piccole i problemi non mancano.
Il dg di Abi chiede di «non incorrere nel medesimo errore cronologico che fu commesso all'entrata in vigore della Brrd, quando, in assenza di previsioni sull'applicazione di un periodo transitorio, le banche furono sottoposte allo strumento del bail-in, senza aver avuto il tempo di dotarsi dei requisiti Mrel».
Per Sabatini con le nuove norme si prevede «un ampio assoggettamento - sostanzialmente di tutte le banche, indipendentemente dalle loro dimensioni e caratteristiche - ai vincoli di emissione di passività computabili ai fini del requisito prudenziale del Mrel, funzionale a consentire il ricorso allo strumento del bail-in».
«Questa scelta – spiega Sabatini – appare problematica in particolare per le banche di minori dimensioni, risultando difficilmente applicabile a fronte delle criticità nell'accedere ai mercati per il collocamento di tali forme innovative di strumenti di raccolta; ciò pone il tema delle modalità per il raggiungimento, in caso di risoluzione, della soglia dell'8% di bail-in (percentuale di copertura per il ripianamento delle perdite in rapporto alle attività a rischio, fissata di default) al fine di consentire l'accesso alle risorse del fondo di risoluzione». (riproduzione riservata)