
Venerdì 16 agosto Bnp Paribas ha quotato sul SeDeX una nuova tranche di 17 Bonus Cap su singoli titoli (Adyen, AirFrance-Klm, Asml Holding, Banca Mps, Iveco, Rheinmetall, Saipem, Sartorius, Siemens, Stellantis, Stm e Unicredit) o indici azionari (Ftse Mib, EuroStoxx50 ed EuroStoxx Banks), con scadenze suddivise tra dicembre 2024, giugno e dicembre 2025. Di per sé l’emissione non presenta alcun particolare elemento di novità, ma merita attenzione soprattutto per il timing con cui sono stati rilevati gli strike, cioè i livelli di prezzo dei sottostanti sulla base dei quali si fonderanno ora le probabilità di successo delle diverse proposte d’investimento. I valori di riferimento iniziali sono stati infatti rilevati lo scorso 9 agosto, pochissimi giorni dopo che i listini azionari hanno esaurito la brusca correzione di inizio mese, facendo registrare in molti casi dei minimi significativi.

L’indice Ftse Mib, per esempio, ha toccato un minimo relativo intraday il 5 agosto scorso, con un picco negativo in chiusura registrato il giorno successivo a 31.107,13 punti. Lo strike dei due Bonus associati all’indice domestico, quotati da Bnp Paribas un paio di settimane fa, è stato rilevato, come detto, in base alla chiusura del 9 agosto, a 31.782,23 punti, circa il 2% più in alto rispetto al picco negativo indicato in precedenza, quindi su un livello molto prossimo ai minimi di periodo, realizzando un timing d’ingresso davvero efficiente sul principale benchmark di piazza Affari, alla luce soprattutto dell’ampio recupero che tutti i mercati hanno poi messo a segno nella seconda parte del mese scorso.
Il fisiologico aumento della volatilità che ha accompagnato la caduta dei mercati di inizio agosto, ha creato inoltre le condizioni ideali proprio per l’emissione di certificati appartenenti alla classe dei Bonus, che la stessa Bnp Paribas ha più volte indicato come ideali per “monetizzare la volatilità”: quando è elevata, consente infatti di emettere prodotti con barriere profonde, dando agli investitori la possibilità di entrare su livelli già storicamente ai minimi, ma assicurandosi un ulteriore cuscinetto rispetto a possibili ulteriori ribassi.
Ma andiamo con ordine. I certificati di tipo Bonus offrono un rendimento minimo garantito alla scadenza, se durante la vita del prodotto il sottostante non supera mai un limite massimo di perdita identificato da un livello barriera: nel caso in questione, questo limite di perdita è pari al 20%, 30% o 40%, dal momento che le barriere sono collocate all’80%, 70% o 60% del livello iniziale del sottostante, a seconda dello strumento. Se nel corso dei prossimi mesi i titoli oggetto dell’emissione non dovessero quindi perdere più del limite consentito, i rispettivi certificati pagherebbero un premio prefissato, il Bonus appunto, oltre a rimborsare il valore nominale. Se dovesse invece verificarsi l’evento barriera, la garanza del premio finale verrebbe meno, così come la protezione del valore nominale, lasciando spazio a un rimborso proporzionato all’effettiva performance che il sottostante saprà maturare alla data di valutazione. In quest’ultimo scenario potranno poi verificarsi due soluzioni alternative: a) l’investimento potrà comunque produrre un risultato positivo, se il valore finale del sottostante sarà superiore a quello iniziale, cioè se il sottostante avrà saputo recuperare lo strike dopo aver compromesso la barriera. Concretamente, il certificato replicherà il guadagno maturato dal titolo, fino a un limite massimo definito da un Cap, che nell’occasione è sempre pari al Bonus; b) si verificherà invece una perdita, se il valore finale del sottostante sarà inferiore al suo livello iniziale. Tale perdita sarà proporzionale a quella del titolo di riferimento, senza alcun limite minimo.

Considerando che i valori iniziali sono stati rilevati circa tre settimane fa e che nel frattempo i mercati hanno disegnato un importante recupero, le condizioni di molti Bonus sono cambiate rispetto all’emissione, in alcuni casi anche in modo drastico. Per esempio, il Bonus Cap sul titolo olandese Adyen è stato emesso a 100 euro quando l’azione quotava a 1.085,60 euro: con la quotazione del sottostante che nelle ultime sedute è balzata anche oltre 1.300 euro, il certificato ha raggiunto quota 112, scontando già quasi per intero il valore del Bonus (114 euro) che potrà essere pagato alla scadenza, tra l’altro molto vicina in quanto collocata entro fine anno (20 dicembre 2024). Per contro, il Bonus Cap sul titolo tedesco Rheinmetall è stato emesso a 100 euro quando l’azione quotava a 538,40 euro: con la quotazione del sottostante che oggi gravita sotto 520, in leggero calo quindi rispetto allo strike, il certificato quota ancora ridosso del prezzo di emissione e mantiene quindi un potenziale d’investimento pressoché analogo a quello iniziale. L’aspetto interessante dei Bonus è anche questo, cioè la reattività che possono mostrare rispetto alle oscillazioni dei sottostanti nel corso della loro vita, offrendo molteplici opportunità speculative anche in corso d’opera, non solo all’emissione, a seconda dello scenario che di volta in volta si può presentare. (riproduzione riservata)