La giornata di Giovedì è stata caratterizzata una grande mole di informazioni macroeconomiche relative al tasso di inflazione. Informazioni che hanno portato a vedere delle vendite sui Btp, per quanto limitate, di pari passo con il segno meno ricomparso sull’azionario italiano. A livello nazionale, l’Istituto Statistico Italiano ha confermato la stima preliminare sull’inflazione: a marzo i prezzi sono infatti cresciuti del 0,2% rispetto a febbraio, con una contrazione dello 0,2% su base annua; a livello europeo, il dato è rimasto invariato rispetto ad un anno fa, in leggero miglioramento rispetto al valore preliminare -0,1% e al dato di febbraio dello -0,2%. Su base mensile l'indice dei prezzi al consumo è salito dello 1,2%, in linea con le attese. Insomma, nonostante le mosse della Bce e la pioggia di liquidità con cui Francoforte sta inondando i mercati, i consumi restano fermi al palo. Dall’altra parte dell’oceano secondo quanto reso noto dal dipartimento del Lavoro americano, l'indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,1%, mentre gli analisti attendevano un aumento dello 0,2%. I prezzi al consumo negli Stati Uniti sono cresciuti in marzo per la prima volta in quattro mesi, ma i guadagni modesti sottolineano che l'inflazione continua a essere bassa. Sono aspetti che sicuramente saranno tenuti in considerazione dalla Fed nel determinare la propria strategia monetaria. Sul fronte del primario l'Irlanda ha collocato 750 mln di euro di bond decennali con un rendimento pari allo 0,817%, in calo rispetto allo 0,999% dell'emissione dell'11 febbraio scorso. Solido il rapporto di copertura che è salito a 2,4. Lo spread Btp/Bund ha trattato in rialzo a 119,50 punti base rispetto ai 117,217 pb della chiusura di mercoledì.