I rendimenti dell’obbligazionario europeo si sono attestati in netto ribasso, dopo un’apertura di acquisti a seguito della decisione della Fed di mantenere i tassi fermi. La Banca centrale americana ha mostrato di non avere nessuna fretta di inasprire la politica monetaria e, attraverso toni piuttosto accomodanti, lascia supporre agli investitori che potrebbe attendere addirittura il 2016. Aumentano così le pressioni sull’inflazione europea dopo il rafforzamento della moneta e si attendono le prossime mosse della Bce dirette aumentare gli stimoli, con particolare attenzione però ai dati macro cinesi, che diventeranno i market driver delle prossime settimane. Il costo del finanziamento del Bund decennale ha chiuso in calo allo 0,665%, così come la curva italiana: il Btp quinquennale è sceso allo 0,768%, il decennale ha raggiunto i livelli di un mese fa all’1,77%, e il trentennale ha chiuso al 2,89%. Il titoli di Stato spagnoli hanno registrato variazioni simili al secondario italiano, con il Bonos a 10 anni all’1,95%; i differenziali hanno conseguentemente rilevato una netta discesa, con il Btp/Bund a 110 punti base e il Bonos/Bund a 128 punti base. Dall’altra parte dell’Oceano il Treasury decennale ha visto il rendimento crollare del 6,40% da giovedì pomeriggio, raggiungendo quota 2,144% e viaggia ora sul 2,16%. Il secondario ha subito il riposizionamento da parte di chi aveva scommesso sul rialzo dei tassi, ma i toni da colomba utilizzati dovrebbero annullare qualsiasi incremento dei rendimenti innescato da sorprese positive a livello macro, almeno per il prossimo mese. (riproduzione riservata)