La Bce, come atteso, alzato i tassi di interesse dal 2,25% al 2,5%. Nulla di inatteso, dopo il rialzo di giugno e la pausa di luglio.
«Il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni sull'inflazione, che dovrebbe mantenersi su livelli ben al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato», ha illustrato la Bce.
Nello scenario di base delle nuove proiezioni degli esperti della Bce l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 3% nel 2026, al 2,5% nel 2027 (dal 2,3% delle proiezioni di giugno) e al 2,1% nel 2028 (da 2%).
Sulla scia del nuovo aumento dei prezzi dell’energia, il mercato attualmente si attende un tasso terminale della Bce intorno al 3,25%.
Nel frattempo, la reazione alla triplicazione dei volumi di riacquisto annunciata dal Tesoro Usa è stata singolare: i rendimenti sulla parte lunga della curva sono infatti saliti.
Eppure, «non si è trattato solo di un raddoppio, bensì di una triplicazione. Naturalmente, non conosceremo le azioni effettive finché non verranno messe in atto, ma l'intenzione è di operare per 6 miliardi di dollari, contro i 2 mld per operazione previsti in precedenza. Di per sé, il rialzo dei rendimenti a lunga scadenza appare poco giustificato, a meno che il mercato non si aspettasse una quadruplicazione (o oltre) e/o un annuncio di portata ben maggiore. Non siamo certi che fosse effettivamente così« afferma Francesco Pesole, analista di Ing.
Bond su chi va la, con il Btp decennale al 4,35%, e il Bund testa il 3,5%. T-bond Usa ad un soffio dal 5% annuo. (riproduzione riservata)