Continua il sell-off sui bond europei. I rendimenti governativi sono tornati ai massimi dell’anno, specialmente sulle lunghe scadenze. L’incertezza che ruota intorno alla Grecia, ancora lontana da un accordo con il Brussel Group, non è l’unica risposta alla serie di vendite. Secondo gli strategist di Unicredit, il rialzo del prezzo del petrolio sta alimentando le aspettative di inflazione e il mercato ha iniziato a chiedere rendimenti più alti. Inoltre, aggiungono gli analisti di Intesa Sanpaolo, le basse stime di crescita americane e la debolezza del dollaro (Eur/Usd a 1,134) contribuiscono ad alimentare la volatilità. In evidenza il rendimento del Btp trentennale che è schizzato sopra quota 3%, per la prima volta da fine gennaio. La curva italiana ha chiuso al rialzo su tutte le scadenze con il rendimento biennale allo 0,204%, il quinquennale allo 0,896% e il decennale all’1,93%. Continua anche la crescita del rendimento sul Bund decennale, che ha raggiunto lo 0,587%: da monitorare una possibile rottura del livello a 0,60%. Dopo i 140 pb di apertura, il differenziale Btp/Bund ha chiuso a 134 pb, al pari del differenziale Bonos/Bund. Nuove emissioni sul mercato primario. Dopo aver pagato i 200 mln al Fmi in scadenza oggi, la Grecia ha collocato tutti gli 1,138 mld di titoli a 6 mesi al tasso del 2,97% con un bid-to-cover dell’1,3. Sul mercato tedesco, l’asta di 3,974 mld di Schatz biennali si è conclusa con un bid-to-cover pari a 1,64, ben al di sotto dei precedenti risultati. Dal lato macro, il Pmi italiano si è attestato sul valore più alto da giugno 2014, trainato dall’ottima prestazione del settore terziario. (riproduzione riservata)