Il differenziale fra il benchmark obbligazionario italiano ed il decennale tedesco tratta in leggero rialzo a 135 punti base circa, a seguito del calo registrato in mattinata. Oggi è attesa una nuova emissione di titoli di debito statunitensi, i rendimenti ad ora rimangono stabili. Il Tesoro Usa collocherà oggi 45 miliardi di dollari di Bill con scadenza a quattro settimane e 24 miliardi di dollari di Note a tre anni. La domanda attesa sui Note a tre anni è relativamente sostenuta a fronte dell'evidente rallentamento dello slancio dell'economia Usa ufficializzato dal recente Non-Farm Payroll. Ora gli investitori si aspettano che anche a giugno la Fed possa astenersi dall'agire al rialzo sui tassi, da qui l’intuizione per cui un mancato rialzo dei tassi a giugno comporterebbe un vantaggio finanziario in termini di rendimento a scadenza, secondo la nota relazione prezzo-rendimento. Con ogni buona probabilità la Fed a dicembre dovette convergere verso “molti” rialzi dei tassi affinché fosse credibile l’annuncio di buona salute dell’economia americana e la definitiva uscita dalla crisi: il rallentamento dell’economia cinese, la stagnazione europea e le problematiche geopolitiche (oltre che interne) della Russia non hanno creato un terreno fertile per un’uscita globale delle economie dalla crisi, di fatto frenando Stati Uniti e conseguenti rialzi dei tassi. Sul fronte energetico ed obbligazionario perdurano le perplessità sulla salute delle società produttrici di shale oil, che per mantenere costi fissi molto elevati risultano ampiamente indebitate. I rendimenti bassi delle obbligazioni vanno letti alla luce delle politiche monetarie delle maggiori banche centrali, si segnala come non siano ancora evidenti grandi conseguenze dai tassi negativi. (riproduzione riservata)