Lunedì ricco di dati macroeconomici in cui i rendimenti dei bond dei Paesi core si sono attestati in rialzo, mentre i titoli periferici sono rimasti generalmente poco mossi. Sulle aspettative che la Fed rimandi la stretta monetaria almeno fino a dicembre, le Borse europee hanno corretto in ascesa dopo il calo di venerdì e sul mercato è riemerso il clima risk-on, di cui hanno beneficiato i tassi dei Paesi periferici. Appare sempre più inevitabile intanto, l’intervento del numero uno della Bce, Mario Draghi, che dovrà preparare i mercati ad un’estensione del Qe, la cui conclusione slitterebbe da settembre 2016 a marzo 2017 e che aggiungerebbe 360 mld di euro agli asset acquistati. Il rendimento del Bund decennale ha chiuso in rialzo allo 0,565%, mentre il tasso del Btp a 10 anni è salito all’1,66%, per uno spread in restringimento a 110 pt. Il tasso del Bonos decennale si è attestato all’1,80%, dopo che S&P ha alzato il rating sovrano spagnolo a BBB+, e il Bonos/Bund ha chiuso a 123 pt. I Pmi dell’area euro hanno deluso le attese: l’indice composito di settembre si è attestato a 53,6 pt, in calo rispetto ad agosto a 54,3 pt e al consenso; l’indice relativo ai servizi è risultato pari a 53,7 pt, in ribasso rispetto al preliminare. Notizie positive sono invece arrivate dalle vendite al dettaglio dell’Eurozona, che sono rimaste invariate a livello mensile, ma sono cresciute del 2,3% a livello annuale. Da segnalare il verdetto delle urne portoghesi, che ha confermato il governo centro-destra alla guida del Paese, ma senza concedere la maggioranza assoluta e con poche presenze alle urne; l’Ot decennale ha visto il rendimento scendere al minimo da 5 mesi e chiudere poi stabile al 3,11%. (riproduzione riservata)