Rischio deflazione rilevante nell’area euro dato il contesto di ripresa a rilento si cui gravano rischi di rallentamento. Nell’ultima riunione del consiglio direttivo della Bce sono stati espressi timori sulla prospettiva di un ulteriore deterioramento della dinamica dei prezzi. È quanto si legge nel resoconto dettagliato della riunione dello scorso 22 ottobre in cui si ribadisce che a dicembre si esaminerà la possibilità di rimettere mano agli stimoli all’economia. Per raggiungere il target di inflazione vicino al 2% verranno prese in considerazione tutte le possibili opzioni, cominciando dalla possibilità di proseguire la manovra di acquisti di titoli finanziari oltre la scadenza prevista del settembre 2016. Tra le altre chance, la più gettonata rimane l’ulteriore ribasso del tasso sui depositi parcheggiati dalle banche commerciali presso la Bce. In ogni caso il consiglio ha convenuto sul fatto che i rischi sono aumentati e che i tempi di una normalizzazione dell’inflazione verranno “spostati in avanti”. Questo è "potenzialmente allarmante" perché implica che il periodo di caro vita pericolosamente basso risulterà più protratto. Ed è probabilmente questo il fattore che tiene vivi i timori di deflazione che raramente nelle comunicazioni della Bce vengono menzionati in maniera così esplicita. Dopo le minute della Bce, lo spread Btp/Bund si è confermato a 101 punti. Nella giornata di giovedì la Spagna ha collocato 3,507 miliardi di euro di Bonos a 3, 5 e 8 anni. I rendimenti sono tutti scesi in scia alla speculazione su nuovi interventi da parte della Bce: in particolare il costo di finanziamento del triennale ha toccato lo 0,132%, nuovo minimo storico. Mentre la Francia ha collocato 1,440 miliardi di Oatei. (riproduzione riservata).