La gran volata nei rendimenti dei bond di riferimento continua a farsi sentire sui prezzi delle scadenze medio lunghe. Nel frattempo lo spread Btp/Bund tratta a ridosso di 148 punti base, valori più elevati rispetto alla chiusura precedente prossima a 145 punti base. In termini di fattori che giovano al sentiment si segnalano i dati provenienti dalla Cina; il Pmi manifatturiero ufficiale cinese è infatti salito sui massimi da due anni ad ottobre, fornendo ulteriori prove della stabilizzazione dell'economia cinese, che tanto influisce sul sentiment dei mercati occidentali. Ma tali elementi non fermano la voglia di risalita nei rendimenti globali. Se il Bund a 10 anni si attestava a -0,15% annuo di rendimento a scadenza a fine settembre oggi tale valore è salito in misura considerevole, portandosi non solo in positivo ma sfiorando lo 0,20%. In parallelo si sono mossi i periferici, in primis l’Italia. Se per il Btp a 10 anni si incassava solo l’1,1% annuo a fine settembre, oggi si può puntare ad un ben più allettante 1,7% circa. L’aria sta dunque cambiando e chi ha già in pancia obbligazioni non a tasso variabile o indicizzate è bene si allacci le cinture di sicurezza. Anche a livello Usa si assiste a tale dinamica, con il Treasury che offre oggi appena di più rispetto ai Btp. Il mercato Usa resta inoltre in attesa del FOMC, considerando che il ciclo di rialzi attesi dal mercato e sempre più vicino all’avvio, ed ogni parola pronunciata da esponenti della politica monetaria Usa viene presa in estrema considerazione dai mercati, obbligazionari e non. In termini di strumenti negoziati si segnala la flessione dei Btp e Btpi a lunga scadenza, mentre a livello di bond in valuta soffrono i sottostanti legati alle divise emergenti.