
A inizio mese Société Générale ha quotato sul SeDeX una nuova tranche di«Recovery Top Bonus», composta di fatto da 11 coppie di certificati su altrettanti titoli azionari italiani (Banco Bpm, Enel, Eni, Ferrari, Intesa SanPaolo, Leonardo, Mediobanca, Stellantis, Stm, Tenaris e Unicredit), tutti con scadenza 24 dicembre 2026.
La struttura non presenta particolari elementi di novità, in quanto prevede il pagamento di un importo fisso a scadenza, il Bonus appunto, vincolato al rispetto di un limite massimo di perdita da parte del sottostante, che nell’occasione dovrà essere rispettato esclusivamente alla data di valutazione finale (17 dicembre 2026). Il termine «Recovery» è legato alla logica di pricing adottata dall’emittente, che emette questi certificati con un valore nominale inferiore agli abituali 100 o 1.000 euro, perché possano poi essere liquidati a scadenza proprio a 100 euro: si acquistano cioè a un prezzo, per così dire, «inferiore alla parità», con l’aspettativa che possano poi «recuperare» il valore di rimborso «pieno» alla data di valutazione finale, «Recovery» appunto. Di solito i certificati vengono emessi a un prezzo iniziale di 100 euro (o 1.000) al quale potrà poi fare seguito un importo di rimborso a scadenza definito come somma tra lo stesso prezzo di emissione e un premio addizionale prefissato: in questo caso, i certificati hanno invece un valore nominale inferiore a 100 e associano a quest’ultimo importo il valore massimo di rimborso a scadenza, che di fatto però comprenderà un implicito pagamento del premio, dato proprio dalla differenza tra il prezzo di rimborso finale (100 euro) e quello di emissione (sotto 100). Il risultato finale è lo stesso: a scadenza si potrà infatti sempre ottenere il rimborso del capitale iniziale (inferiore a 100), maggiorato di un premio addizionale prefissato, che in questo caso porterà il totale a 100.
La qualifica «Top» identifica invece la natura discreta della barriera, cioè della soglia limite che dovrà essere rispettata dal sottostante perché il pagamento del premio a scadenza possa essere effettivamente assolto: la barriera potrà essere quindi ceduta nel corso della vita del certificato anche in più di un’occasione, senza che questo precluda definitivamente la possibilità di ottenere il rimborso massimo. Concretamente, il rimborso finale prevede due scenari alternativi: a) se alla data di valutazione il sottostante chiuderà a un livello almeno pari alla barriera, lo strumento pagherà l’importo fisso di 100 euro, che determinerà l’implicito ottenimento del Bonus rispetto al prezzo di emissione «scontato». Il tutto indipendentemente da come si sarà mosso il sottostante in precedenza; b) se il sottostante chiuderà invece al di sotto della barriera, il certificato replicherà la performance negativa maturata dal titolo di riferimento.
Anche nella definizione delle barriere, la convenzione adottata da Société Générale va un po’ controcorrente: non sono state infatti definite come una frazione del valore iniziale del sottostante (per esempio 60% o 70% dello strike), ma in base a valori di prezzo significativi e facilmente riconoscibili (cifre tonde o con un unico decimale). Questo permette di avere dei riferimenti più facili da ricordare e rende la gestione della barriera più immediata. In effetti, la barriera espressa come percentuale del valore iniziale ha una sua utilità praticamente solo all’emissione, perché poi, quanto più il titolo si discosterà dal suo strike, tanto meno la percentuale dichiarata all’emissione rappresenterà in modo efficace la reale capacità di protezione dello strumento. (riproduzione riservata)