Nella giornata odierna si è tenuta a Nicosia la tanto attesa conferenza di Mario Draghi. Nel dettaglio, il presidente della Bce ha dichiarato che il QE partirà lunedì prossimo; ha poi confermato l’ammontare precedentemente definito (60 mld euro al mese), aprendo ad un possibile prolungamento del piano oltre la scadenza prevista a settembre. Per quanto riguarda la Grecia, Draghi ha invece detto che per ora la Bce non può acquistare titoli di Atene dal momento che non sono Investment Grade. L’effetto sul mercato obbligazionario è stato forte: abbassamento di tutta la curva dei rendimenti italiana, con le scadenze più brevi che hanno beneficiato maggiormente. La scadenza a 3 anni è allo 0,261%, a 5 anni allo 0,572% ed il 10 anni all’1,345%. Forte abbassamento del costo del Bund decennale, allo 0,356; lo spread Btp/Bund è quindi a 96 punti base. La Bce ha lasciato invariato il refi rate allo 0,05% ed ha rivisto al rialzo le stime per il Pil Ue e ha dato le attese sull’inflazione. Importanti emissioni sul mercato primario: la Spagna ha collocato 5 mld euro di Bonos a 3, 5 e 17 anni, con rendimenti sui minimi storici per le due scadenza più brevi, rispettivamente 0,203% e 0,543%. Parigi ha invece collocato 3 serie di Oat a 8, 10 e 14 anni per un ammontare totale di 8,497 mld euro, appena sotto il livello massimo prefissato. Il rendimento del decennale è rimasto vicino ai minimi senza aggiornarli, evidenziando una certa sottoperformance del debito francese rispetto ad altri bond europei nelle ultime settimane. In giornata, nuovo minimo da 11 anni dell’euro sul dollaro, a quota 1,1001. (riproduzione riservata)