Finalmente tutti i dubbi circa il QE sono stati sciolti: Mario Draghi ha tenuto oggi la conferenza stampa durante il meeting della Bce. Prima delle parole del presidente è stata annunciata la decisione di lasciare invariato il refi rate allo 0,05%. Il piano di acquisto di titoli di stato (con scadenze tra i 2 ed 20 anni) sarà di 60 miliardi di euro al mese, con durata fino a settembre 2016 o al raggiungimento del target sull’inflazione. A portata complessiva del quantitative easing sarà di 1080 miliardi, con gli acquisti ponderati rispetto all contributo delle singole banche centrali nazionali al capitale della Bce (i principali saranno 18% Bund, 14% Oat e 12,3% Btp). Il punto che ha maggiormente raffreddato l’iniziale entusiasmo riguarda la condivisione del rischio: solo il 20% sarà il rischio condiviso dalla Bce, con il restante 80% che rimarrà in capo alle banche centrali dei paesi. Draghi ha sottolineato infine che la decisione è stata presa “a larga maggioranza” e l’importanza di riforme strutturali credibili ed efficaci per velocizzare la ripresa economica.
Inevitabile l’effetto sul mercato delle valute, con l’euro che ha toccato i minimi da 11 anni rispetto al dollaro, tornando al di sotto di quota 1,15. Per quanto riguarda il mercato obbligazionario, con lo o spread tra Btp e Bund ha chiuso a 113 punti base (minimo a 108) e il decennale domestico ha aggiornato il minimo storico all'1,57%. In restringimento tutti i differenziali core e i periferici, con il Bonos/Bund sotto quota 100 punti base. (riproduzione riservata)