
A inizio settimana Intesa Sanpaolo ha quotato sul SeDeX una nuova tranche di 10 Step Down Express certificates su altrettanti panieri «Worst of», di cui otto composti da tre o quattro titoli azionari e due da tre o quattro indici. Hanno tutti una scadenza triennale (21 febbraio 2028), che sarà però accompagnata da una fitta sequenza di finestre mensili di esercizio anticipato: a partire dalla fine del primo anno (23 febbraio 2026) l’investimento potrà infatti estinguersi automaticamente in una data prefissata di ogni mese, se nella relativa data di valutazione mensile i sottostanti in gioco rispetteranno tutti il cosiddetto «Livello di Esercizio Anticipato», cioè chiuderanno tutti a un prezzo almeno pari al limite previsto. Nello specifico, tale limite è identificato da una soglia decrescente, Step Down appunto, che partirà dal 100% del valore iniziale dei titoli o indici coinvolti, per poi diminuire di cinque punti ogni sei mesi, fino ad arrivare eventualmente all’85% dello strike: ciò significa che la condizione di esercizio anticipato diventerà sempre meno vincolante col passare del tempo.
In caso di esercizio, lo strumento sarà liquidato al suo prezzo di emissione e pagherà in aggiunta uno o più importi addizionali prefissati. Già, perché sempre con cadenza mensile, partendo però dal 21 marzo prossimo, questi certificati prevedono lo stacco di una serie di premi compresi tra lo 0,66% (7,92% annuo) e l’1,01% lordo (12,12% annuo), che per i primi tre mesi saranno di tipo incondizionato e prenderanno il nome di «importi Plus», mentre per i mesi successivi saranno di tipo condizionato e prenderanno il nome di «importi Digital»: questi ultimi saranno effettivamente corrisposti solo nelle occasioni in cui tutti i sottostanti in gioco rispetteranno un livello barriera posto al 50% o al 60% del loro valore iniziale, a seconda dello strumento. Nelle occasioni il prezzo di riferimento dei titoli o indici coinvolti sarà pari o superiore alla rispettiva barriera, l’importo Digital sarà pagato, mentre in caso contrario, quindi anche se un solo sottostante non dovesse rispettare la condizione indicata, i premio non sarà pagato, ma sarà accantonato per poter essere recuperato alla prima occasione utile, in virtù dell’effetto memoria.
A scadenza, cioè in caso di mancato esercizio anticipato, potranno infine verificarsi due scenari alternativi: a se alla data di valutazione finale (17 febbraio 2028) tutti i sottostanti in gioco chiuderanno a un livello non inferiore alla barriera, posta come detto al 50% o 60% dello strike, il rimborso sarà pari al valore nominale dello strumento (100 euro) maggiorato dell’ultimo premio di competenza e di quelli eventualmente in memoria; b) se anche un solo titolo o indice dovesse invece chiudere al di sotto della barriera, il certificato pagherà un importo commisurato alla perdita finale maturata dal sottostante peggiore. (riproduzione riservata)