L’intervento della Bce al fine di stimolare l’economia dell’area euro potrebbe registrare presto un’accelerazione, già dal meeting di marzo; riunione che potrebbe rivelarsi tra le più difficili degli ultimi anni, dati gli shock globali con cui l’Eurotower deve interfacciarsi. Infatti, ulteriori accomodamenti monetari potrebbero non avere un impatto durevole sui mercati sul lungo termine. Il recente aumento degli stimoli attuato a fine del 2015 dall’istituto, ha principalmente trovato riscontro sulla caduta delle aspettative d’inflazione. Trovandosi però ad operare in un contesto dove i mercati finanziari erano in una situazione decisamente migliore, la decisione “accomodante” fu vista positivamente. Ora però, gli investitori vorrebbero vedere una Banca Centrale che ragioni al di fuori dagli schemi già conosciuti, per affrontare problemi che potrebbero essere al di fuori del suo controllo. A dare corda al pensiero degli investitori, sono le deludenti informazioni rilasciate da Markit in merito all’indice Pmi. La lettura preliminare dell'indice Pmi composito (manifatturiero e servizi) della zona euro è risultata pari a 52,7 punti, il livello più basso da 13 mesi, dai 53,6 di gennaio. Le attese indicavano un calo dell'indice più limitato a 53,3. In conclusione, nell’avvio di settimana scende lo spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi, sul mercato secondario. Il differenziale di rendimento tra i decennali italiani benchmark e i pari durata tedeschi ha chiuso a 135 punti base dai 138 punti registrati in chiusura venerdì. In calo anche il rendimento dei decennali italiani all'1,525% dall'1,58% del riferimento precedente. (riproduzione riservata)