Nella giornata odierna sono stati resi noti i dati riguardanti il Pmi manifatturiero, indice dei direttori agli acquisti di ottobre. Il valore dell'Eurozona, 50,6 punti, e' rimasto sopra la soglia di contrazione, risultato leggermente inferiore ai dati preliminari e ai consensi che si attestavano in media a quota 50,7. La sorpresa peggiore è arrivata dall'Italia, il cui indice e' sceso a 49 punti dal 50,7 precedente (contro i 50,5 attesi), scendendo sui minimi da maggio 2013. L'esito conferma le aspettative di un ulteriore indebolimento dell'attività economica nella parte finale dell'anno. Il Pmi francese si è invece attestato a 48,5 punti (atteso a 47,5 punti), quello tedesco a 51,4 punti (51,8 il consenso) mentre quello spagnolo è rimasto stabile a 52,6. Ha sorpreso positivamente la Gran Bretagna, che ha registrato un Pmi pari a 53,2 punti, ben al di sopra delle aspettative. Segnali di rallentamento arrivano anche dal Pmi della Cina. L’Ism manifatturiero degli Stati Uniti, è invece cresciuto più delle stime. L'indice di riferimento redatto dall'Institute for Supply Management è cresciuto a 59 punti, dai 56,6 di settembre, contro le previsioni degli analisti, che avevano stimato un calo a 56 punti.
Lo spread italiano e i differenziali periferici in generale hanno registrato un allargamento di 2-3 punti base; gli analisti affermano che la causa risiede nei Pmi manifatturieri presentati in mattinata, complice la chiusura per festività della BoJ, trascinatrice delle borse europee nella seduta di venerdì scorso. Lo spread a 10 anni tra Btp e Bund, dopo un avvio in leggero ribasso, ha ripreso a salire a causa del risultato negativo del Pmi italiano fino a toccare quota 156,80 centesimi, per poi rientrare intorno alla soglia di 155 punti, per un rendimento del 2,4%. (riproduzione riservata)